Secondo i sondaggi, la maggioranza degli italiani e degli europei chiede espulsioni immediate per gli immigrati irregolari. Ma l’Unione Europea e i governi nazionali ignorano il malcontento popolare, alimentando tensioni sociali e favorendo un sistema opaco di interessi e sfruttamento.
Il quotidiano ItaliaOggi ha pubblicato qualche tempo fa, con il titolo “Migranti, gli italiani vogliono cacciare i clandestini”, i risultati di un sondaggio Eumetra commissionato dal programma Piazza Pulita (La7). Secondo quanto riportato, il 56,1% degli italiani si dichiara favorevole all’espulsione degli immigrati irregolari, mentre il 30% si dice contrario. Dati simili emergono anche a livello europeo, in Spagna, ad esempio, il 70% della popolazione sarebbe favorevole alla “deportazione” degli immigrati illegali o con precedenti penali, secondo una rilevazione pubblicata da Scenari Economici.
Alla luce di queste opinioni largamente condivise, si apre un interrogativo politico di fondo, allora perché i governi nazionali, tra cui quello italiano, e le istituzioni dell’Unione Europea non adottano misure più severe per contrastare l’immigrazione clandestina, in coerenza con l’indirizzo espresso da una parte consistente dell’opinione pubblica?
Una riflessione che si estende anche al processo di integrazione europea, durante le fasi costitutive della Comunità Europea e nei successivi passaggi verso l’Unione Europea, i cittadini furono coinvolti in consultazioni e referendum su questioni di sovranità e cooperazione economica, ma mai fu sottoposta alla volontà popolare una scelta esplicita sull’apertura dei confini esterni all’immigrazione extracomunitaria.
Secondo una visione critica, le attuali politiche europee in materia di immigrazione avrebbero tradito gli ideali fondativi dell’Unione, generando effetti negativi sul piano morale, economico e sociale. Alcune analisi attribuiscono alle istituzioni europee e a buona parte della classe politica continentale la responsabilità di aver alimentato tensioni sociali e percezioni di insicurezza, aprendo spazi a derive xenofobe e al rafforzamento di reti criminali che traggono profitto dal traffico di esseri umani.
In questa prospettiva, le politiche migratorie dell’UE verrebbero considerate non solo inefficaci, ma potenzialmente dannose, poiché percepite come funzionali a interessi particolari – ideologici, politici o economici – piuttosto che alla tutela delle comunità locali e della sovranità democratica degli Stati membri.






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