
Ci si può sentire fuori posto nel lavoro che si svolge da trent’anni. Si può amare una persona e accorgersi di non saperle più parlare. Si può aver costruito una vita solida e continuare a sentire, dentro, la voce di un desiderio lasciato in sospeso. È in questi momenti di inquietudine quotidiana che entra “Il cammino di mezzo”, la raccolta di dieci novelle di Ignazio Catauro, proposta da Kat edizioni.
La mezza età è il territorio umano del libro, una stagione in cui l’esperienza accumulata incontra cambiamenti che obbligano a rivedere l’immagine di sé. I figli diventano adulti, i genitori chiedono assistenza, il corpo rivela la propria vulnerabilità. Intanto, il tempo davanti a noi acquista un valore diverso, più concreto, talvolta più urgente. Catauro dà volto a queste tensioni attraverso personaggi riconoscibili, colti nei luoghi ordinari delle loro esistenze. Giuseppe vede il proprio patrimonio di relazioni professionali perdere valore davanti all’efficienza dei sistemi digitali. Ilaria ritrova, nell’incontro con un’amica diventata magistrato, il dolore degli studi interrotti. Lucia, assorbita dalla cura del marito malato, deve imparare a riconoscere anche la propria stanchezza. Sono vicende che portano il lettore vicino a una domanda difficile: quanto di noi resta nascosto dietro i ruoli che abbiamo imparato a svolgere?
Le pagine più incisive affidano la risposta a gesti precisi. Un padre si ferma finalmente a guardare i disegni del figlio. Due fratelli condividono una paura fino ad allora taciuta. Una donna accetta un aiuto che le permette di tornare a respirare. In questi passaggi, l’ascolto produce conseguenze concrete, modifica uno sguardo, restituisce dignità, rende possibile una scelta.
La scrittura procede con periodi ampi, ricchi di dettagli e riflessioni, seguendo da vicino il movimento interiore dei protagonisti. Il narratore esplicita spesso il significato delle loro scoperte e orienta le vicende verso una ricomposizione. È una scelta riconoscibile, che conferisce alla raccolta un tono fiducioso e una forte unità, ogni storia cerca il punto in cui una crisi può aprire una possibilità. Particolarmente significativa è la novella conclusiva, dove l’amore deve misurarsi con la fatica della cura. Qui il nuovo equilibrio passa attraverso il riconoscimento dei limiti e la disponibilità a condividere il peso. La malattia rimane; cambia il modo di attraversarla insieme.
Il cammino di mezzo trova la propria forza nella vicinanza alle persone e alle loro contraddizioni. Invita a guardare con maggiore attenzione chi ci vive accanto, ma anche le parti di noi che abbiamo trascurato. E lascia una domanda capace di accompagnarci oltre l’ultima pagina, a quale parte della nostra vita possiamo, oggi, restituire spazio?






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