Mentre Malta e Italia festeggiano oltre 70 anni di vita in salute, Lituania e Lettonia arrancano sotto quota 55, tra “divide” di genere e sfide demografiche.

Secondo i dati Eurostat 2023 un bambino nato oggi nell’Unione europea può sperare di vivere in buona forma per 63,1 anni, un avanzo di cinque mesi rispetto al 2022 ma ancora lontano dalla mitologica “eterna giovinezza”; dietro questa media si nasconde un continente spaccato in due, con Malta che guida la classifica (71,7 anni per gli uomini e 71,1 per le donne) grazie a politiche preventive, accesso rapido alle cure e stili di vita mediterranei, e con Lettonia e Lituania ferme rispettivamente a 51,2 e 52,7 anni, penalizzate da sistemi sanitari sotto pressione e fattori socioeconomici avversi.

L’Italia, già ai vertici per aspettativa di vita complessiva, si conferma tra i migliori anche nel vivere in salute, con 68,5 anni per gli uomini e 69,6 per le donne, collocandosi seconda nella graduatoria maschile e terza in quella femminile, dietro solo a Malta e Svezia/Bulgaria a seconda del genere. Il divario di genere persiste: le donne Ue vivono mediamente 84 anni (contro i 78,7 degli uomini) ma trascorrono solo il 75 % di questi anni in buona salute, mentre gli uomini sfiorano l’80 %, segno che l’extra longevità femminile si paga con un minor benessere pro capite e richiede una medicina di genere più attenta a patologie degenerative e a diagnosi precoci.

Oltre alle differenze nazionali, il rapporto mostra un continente sempre più grigio: la quota di ultra 65enni è salita al 22 % nel 2024 e quella di over 80 dal 3,8 al 6,1 % in vent’anni, spingendo verso l’alto i costi sanitari e le esigenze di assistenza a lungo termine. Prospettive di invecchiamento ulteriori – con la popolazione Ue destinata a passare da 449 milioni nel 2024 a circa 406 milioni nel 2050 – rendono cruciale la sfida di prolungare gli ‘healthy life years’ evitando che i giorni guadagnati diventino anni di fragilità: servono investimenti mirati in prevenzione (dalle campagne anti-fumo ai programmi di screening), incentivi per un’alimentazione sana e una mobilità urbana inclusiva, nonché un ripensamento dei sistemi pensionistici e del mercato del lavoro per valorizzare le competenze senior. In questo mosaico l’Italia può vantare un modello di buone pratiche, con un’aspettativa in salute superiore alla media e un gap di genere fra i più bassi, ma deve fare i conti con regioni interne in cui l’accesso alle cure è più difficile e con un’emorragia di giovani verso il Nord Europa.

Se da un lato la longevità resta un simbolo di progresso, dall’altro lo specchio più veritiero è il numero di anni vissuti senza limitazioni, e solo riducendo le disuguaglianze – tra Paesi, tra territori e tra uomini e donne – si potrà trasformare l’allungamento della vita in un reale successo di qualità.

Emilia Cassani Guralata - laureata in psicopedagogia, oggi, affermata Senior Social Media Strategist e Collaboratrice Editoriale, con una vasta esperienza nella gestione delle principali piattaforme social - sia per aziende che per privati. Founder canale Telegram: @traccesocial

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