Da Marsala a Jerez, passando per Grecia e Francia mediterranea: prende forma la candidatura internazionale che punta a trasformare la cultura dei vini fortificati in Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. L’IRVO in prima linea per valorizzare una tradizione che racconta secoli di storia, commercio e identità del Mediterraneo.

 C’è un filo dorato che unisce le coste della Sicilia alle terre assolate dell’Andalusia, attraversa le isole greche e lambisce le regioni vitivinicole della Francia mediterranea. È il filo della storia dei grandi vini fortificati, patrimonio enologico che per secoli ha accompagnato commerci, culture e civiltà del Mare Nostrum. Oggi quel patrimonio punta a ottenere il massimo riconoscimento internazionale: l’iscrizione nella lista UNESCO dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità.

La prossima tappa di questo percorso sarà il Vinoble 2026, il più importante salone mondiale dedicato ai vini liquorosi, fortificati e dolci naturali, in programma dal 30 maggio al 1° giugno a Jerez de la Frontera, in Andalusia. Un appuntamento che vedrà la Sicilia protagonista attraverso la partecipazione dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio (IRVO), impegnato nel sostenere la candidatura della cosiddetta “Sun Belt”, la Fascia Mediterranea del Sole, come patrimonio culturale immateriale UNESCO.

Non si tratta soltanto di una candidatura legata a una tecnica produttiva. L’obiettivo è molto più ambizioso: riconoscere il valore culturale, sociale e identitario di una tradizione che attraversa secoli di storia e che continua ancora oggi a rappresentare un elemento distintivo di alcune delle più prestigiose aree vitivinicole europee. A rappresentare la Regione Siciliana a Jerez saranno il direttore dell’IRVO, Vito Bentivegna, e il presidente dei Paladini di Sicilia, Diego Maggio, protagonisti di un intenso lavoro di coordinamento internazionale che ha portato alla stesura del dossier di candidatura e alla costruzione di una rete europea dei vini fortificati.

Il progetto coinvolge quattro territori simbolo della produzione storica: Marsala per l’Italia, Jerez-Xérès-Sherry per la Spagna, Samos per la Grecia e la Confederazione dei Vins Doux Naturels della Francia mediterranea. Quattro realtà diverse ma accomunate da una stessa cultura produttiva, da tecniche tramandate nei secoli e da una profonda connessione con il clima, il paesaggio e la storia del Mediterraneo. L’eventuale riconoscimento UNESCO rappresenterebbe un traguardo di enorme valore non soltanto per il settore vitivinicolo, ma per l’intero patrimonio culturale europeo. Verrebbe infatti riconosciuta la fortificazione del vino non come semplice procedura enologica, bensì come espressione viva di conoscenze tradizionali, relazioni sociali, pratiche agricole, scambi commerciali e identità comunitarie costruite nel corso dei secoli.

Marsala occupa in questo scenario un ruolo centrale. La città siciliana è stata infatti il luogo in cui, nel 2025, è stato firmato il protocollo d’intesa che ha formalmente istituito la rete europea dei vini fortificati e posto le basi per il percorso condiviso verso l’UNESCO. Una scelta non casuale: il Marsala rappresenta uno dei simboli più autorevoli di questa tradizione e continua a essere uno degli ambasciatori più riconoscibili dell’enologia italiana nel mondo. Durante il Vinoble saranno illustrati i progressi compiuti dal progetto, i risultati raggiunti e le prossime tappe della candidatura. Un’occasione per consolidare ulteriormente la collaborazione tra i partner internazionali e rafforzare il valore culturale di un patrimonio che unisce territori diversi sotto il segno del vino.

A guidare il progetto è una cabina di regia internazionale coordinata dall’ingegnere e project manager Calogero Foti, con il contributo di Diego Maggio per la redazione del dossier UNESCO, Giuseppe Cudia in qualità di coordination manager e il supporto del Concours Mondial de Bruxelles, che ha favorito il dialogo tra le diverse realtà coinvolte. A Jerez saranno presenti anche importanti rappresentanti del comparto produttivo siciliano, tra cui Roberto Magnisi e Tommaso Maggio per Florio e Alexandra Curatolo della storica cantina Curatolo Arini, a testimonianza del forte coinvolgimento del territorio marsalese e dell’intera filiera regionale.

La candidatura della “Sun Belt” racconta una visione moderna della tutela culturale. Non guarda soltanto al passato, ma valorizza una tradizione ancora viva, capace di generare economia, turismo e relazioni internazionali. Una storia fatta di vigne affacciate sul mare, di antiche rotte commerciali, di saperi tramandati tra generazioni e di territori che, pur appartenendo a nazioni diverse, condividono un’identità comune plasmata dal sole e dal vino. Per la Sicilia, e per Marsala in particolare, il percorso verso l’UNESCO rappresenta un’opportunità straordinaria di promozione internazionale, ma soprattutto il riconoscimento di un’eredità culturale che continua a vivere nei vigneti, nelle cantine e nelle comunità che da secoli custodiscono il sapere della grande tradizione dei vini fortificati mediterranei.

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