Un’indagine sul campo tra corridoi affollati e turni massacranti, dove il grido di aiuto dei medici si mescola alle sirene, e una soluzione che prova a coniugare qualità delle cure ed equità salariale.

Entrando in un pronto soccorso di media grandezza in una mattina di fine primavera, si percepisce subito la tensione. Pazienti in barella si accalcano sotto i monitor, mentre il personale medico corre da un codice rosso all’altro, contando le ore di straordinario e il numero sempre crescente di turnisti esterni. È in questo contesto di emergenza permanente che Unimpresa ha steso il suo piano: assumere medici qualificati “extra moenia” con tariffe paragonabili a quelle dei liberi professionisti e consentire ai dipendenti pubblici di integrare il proprio reddito con turni aggiuntivi, garantendo così maggiore stabilità e continuità di cura.

Secondo i dati raccolti dall’associazione, oltre il 40 percento dei turni notturni e festivi è oggi coperto da freelance, una dipendenza che grava sui bilanci delle aziende sanitarie e frammenta il legame tra paziente e medico. La proposta di Unimpresa, spiega il segretario nazionale, “non è un semplice palliativo, ma un modello che porta benefici immediati: i professionisti ‘veterani’ conosciuti dal sistema potranno assicurare uniformità e sicurezza ai percorsi di cura, mentre i medici interni, sollevati dalle lungaggini burocratiche, troveranno un incentivo a restare nel servizio pubblico invece di migrare verso il privato”.

Nella sala d’attesa del reparto di emergenza, tra familiari inquieti e accessi improvvisi, l’idea di un calendario più prevedibile e di un’organizzazione che riconosca economicamente gli straordinari è accolta con favore dagli stessi operatori. “Spessissimo – confida un infermiere con la divisa ancora macchiata – ci troviamo a dover richiedere rinforzi esterni all’ultimo minuto, con costi molto alti e rischio di discontinuità assistenziale”.

Più equità, meno fuga di cervelli e una leva concreta per contenere le spese dello Stato: sono queste, in sintesi, le promesse del piano Unimpresa. Un appello a Regioni e Ministero della Salute affinché, senza rinunciare alla centralità del servizio pubblico, si crei un circuito virtuoso fatto di tariffe eque e di incentivi mirati. In un sistema dove la qualità delle cure non può prescindere dalla serenità di chi le eroga, la scommessa è riannodare il rapporto tra l’ospedale e chi lo abita, dotandolo di risorse umane certe e preparate.

Nei corridoi in attesa di risposte più rapide, il banco di prova sarà la prossima deliberazione regionale: se il modello decollerà, i pronto soccorso rischieranno meno l’overbooking di professionisti esterni e, soprattutto, il malessere di chi da anni combatte sull’orlo dell’esaurimento.

 

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