In occasione della Giornata mondiale del 10 ottobre, il presidente della Società Italiana della Riproduzione chiede un accompagnamento stabile nei percorsi di procreazione medicalmente assistita: “Il benessere psicologico non può essere un lusso a carico del paziente”.

Affiancare ai trattamenti per l’infertilità un percorso sistematico di sostegno psicologico, accessibile e parte integrante dell’assistenza. È la richiesta che Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.) e professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma, rivolge alle istituzioni in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che ricorre il 10 ottobre. Al centro dell’appello c’è il peso emotivo che può accompagnare la ricerca di una gravidanza e il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA): un’esperienza nella quale alle procedure cliniche possono affiancarsi attese, incertezze, timori e difficoltà spesso vissute senza un adeguato spazio di ascolto. “Il benessere psicologico non può essere considerato come un lusso a carico del paziente”, afferma Greco. “Rivolgiamo, quindi, un appello urgente alle istituzioni affinché il supporto psicologico nei percorsi di riproduzione assistita venga inserito stabilmente nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza. In questo modo si potrà attivare un vero e proprio percorso parallelo e sistematico, al fine di garantire la giusta tutela della salute mentale di uomini e donne”.

La proposta richiama l’esigenza di accompagnare le persone durante il trattamento, riconoscendo anche la dimensione psicologica del percorso verso la genitorialità. “La Giornata mondiale della salute mentale è l’occasione per ribadire l’importanza di una sana gestione del peso emotivo che devono sostenere le coppie che desiderano la genitorialità, in una prospettiva di accesso alla procreazione medicalmente assistita”, osserva il presidente della S.I.d.R. “Il percorso della PMA e le problematiche legate all’infertilità possono trasformarsi in un tabù sommerso, in una sofferenza vissuta nella totale solitudine”. Greco parla di un “dolore invisibile” che accompagna i trattamenti riproduttivi e cita, tra le situazioni particolarmente delicate per le donne, la diagnosi di ridotta riserva ovarica. Secondo il ginecologo, il carico psicologico ed emotivo rappresenta un fattore centrale nell’abbandono precoce delle cure, sul quale occorre intervenire con strumenti di sostegno adeguati. “Le coppie si arrendono prima del traguardo perché la mente crolla sotto il peso dell’ansia da prestazione biologica, della paura del tempo che scorre, del trauma di continui esiti negativi”, sostiene. Da qui la richiesta di rendere l’accompagnamento psicologico una presenza continuativa, capace di offrire ascolto e aiutare ad affrontare le difficoltà e le decisioni che possono presentarsi durante il percorso. “Il supporto emotivo permette di affrontare le sfide del percorso con maggiore resilienza, favorendo una migliore qualità della vita e una maggiore consapevolezza delle proprie risorse”, conclude Greco. L’appello alle istituzioni mette dunque al centro un’assistenza che consideri insieme la dimensione clinica e quella emotiva dell’infertilità, affinché uomini e donne possano affrontare i trattamenti con un sostegno adeguato e senza sentirsi soli.

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