
Nel cuore della Puglia, produttori, studiosi e istituzioni si confrontano su qualità, etica e innovazione per una filiera dell’olio più sostenibile
Si è conclusa oggi, presso lo stabilimento Finoliva Global Service, la prima fase di BIOLEVO, il progetto ideato da Biol Italia e finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) con decreto direttoriale del 19 ottobre 2023. A suggellare questo percorso condiviso è stato il Convegno Nazionale sulla Sostenibilità in Olivicoltura Biologica, dal titolo “Per una filiera biologica, sostenibile ed etica”, che ha riunito esperti, produttori, amministratori e rappresentanti del mondo accademico.
Un momento di scambio e confronto, come ha sottolineato Gaetano Paparella di Biol Italia, per fare il punto sulle esperienze maturate e delineare gli obiettivi futuri del progetto. “Con BIOLEVO abbiamo portato avanti attività di formazione, informazione e scambio di know-how tra produttori di tutta la penisola – ha spiegato Paparella –. Abbiamo viaggiato nelle diverse regioni italiane con i tour dell’innovazione, fornendo consulenze sulle pratiche di gestione del suolo, sul miglioramento dell’assorbimento di anidride carbonica e sulla conservazione della risorsa idrica.”
Oltre agli incontri formativi, Biol Italia ha promosso fiere, mostre e la manifestazione “Biol Frantoi Aperti”, con l’obiettivo di coinvolgere anche i cittadini nella conoscenza e nella valorizzazione dell’olio biologico. “Il prossimo passo sarà la creazione di un club di produttori olivicoli italiani che condividano gli stessi valori di sostenibilità ed eticità,” ha annunciato Paparella.
A condividere questa visione è anche il Bio Distretto delle Lame, rappresentato dal presidente Benedetto Fracchiolla, che ha sottolineato come “aziende agricole, strutture ricettive, enti pubblici e cittadini cooperino per garantire qualità e sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica e sociale dei beni e servizi del territorio.” Il progetto ha già ottenuto l’adesione di diversi Comuni, tra cui Ruvo di Puglia, Terlizzi, Toritto e Bitonto, con Corato e Bisceglie pronte ad unirsi al percorso.

“L’agricoltura e l’olivicoltura sono al centro del nostro programma amministrativo,” ha dichiarato il sindaco di Bitonto, Francesco Paolo Ricci, sottolineando l’importanza di un impegno istituzionale costante nella valorizzazione dei prodotti biologici di qualità, “come il nostro olio extravergine d’oliva, vero toccasana per la salute e simbolo della nostra identità territoriale.”
Cuore della giornata è stata la sessione scientifica “Le sfide della sostenibilità olivicola”, che ha visto la partecipazione di accademici e ricercatori di rilievo nazionale.
Il professor Riccardo Gucci dell’Università di Pisa ha presentato i risultati delle analisi sulle nuove varietà di ulivi antixylella, evidenziando la maggiore resistenza al caldo della favolosa rispetto al leccino, ma anche la necessità di tutelare l’olivicoltura tradizionale, “un patrimonio produttivo e culturale che non può essere abbandonato. Dobbiamo trovare i mezzi, anche tecnologici, per preservare questi territori.”
Il professor Luigi Roselli dell’Università di Bari ha illustrato i dati di una ricerca internazionale sulla transizione agroecologica, evidenziando come il grado di sostenibilità sia più avanzato nel Centro-Sud e nelle isole, con risultati migliori nelle aziende che integrano allevamento e colture miste. “Bisogna lavorare sulla sinergia tra imprese e istituzioni – ha dichiarato – sostenere la multifunzionalità, le piccole e medie aziende, promuovere l’imprenditorialità femminile e rafforzare le piattaforme di condivisione delle conoscenze.”
Nel pomeriggio, il confronto tra operatori del settore ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare i controlli su origine e qualità del prodotto, ma anche di accrescere la competitività internazionale attraverso la creazione di linee di olio biologico certificato DOP e strategie di comunicazione capaci di raccontare la storia e il valore etico della produzione.
La chiusura del convegno ha suggellato un messaggio chiaro: l’olivicoltura biologica italiana non è solo una scelta agricola, ma un modello di sviluppo sostenibile, che guarda al futuro conciliando innovazione, etica e rispetto della terra.





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