Il nuovo trend virale promette di migliorare la qualità dello sperma con pratiche estreme e consigli non sempre fondati. Dietro il fenomeno, però, c’è una questione concreta: il calo globale della fertilità maschile e il crescente divario tra desiderio di genitorialità e figli avuti.

Una vasca piena di ghiaccio, uno spicchio d’aglio, un video da milioni di visualizzazioni e la promessa di aumentare la fertilità maschile. È da contenuti come questi che nasce e si diffonde lo “spermmaxxing”, l’ultimo fenomeno diventato virale su piattaforme come TikTok e Reddit. Il termine richiama la cultura dell’ottimizzazione estrema. Il suffisso “-maxxing”, diffuso nel linguaggio dei social, indica il tentativo di portare al massimo una caratteristica personale. In questo caso, l’obiettivo è la fertilità maschile. Ma dietro una formula curiosa e apparentemente innocua si nasconde un tema complesso, in cui paure reali, desiderio di genitorialità, disinformazione e mercato del benessere finiscono spesso per sovrapporsi.

Lo “spermmaxxing” intercetta infatti una preoccupazione concreta: il progressivo calo della qualità dello sperma. Una metanalisi pubblicata nel 2023 ha evidenziato che, tra il 1973 e il 2018, la concentrazione di spermatozoi a livello globale sarebbe diminuita del 51,6%, mentre il numero totale di spermatozoi avrebbe registrato un calo del 62,3%. Secondo Sevann Helo, urologa ed esperta di fertilità presso la Mayo Clinic, il fenomeno sarebbe legato a una combinazione di fattori propri dello stile di vita contemporaneo. Tra questi rientrano obesità, carenza di sonno, fumo, stress e fattori ambientali, compreso l’inquinamento atmosferico.

Il problema, dunque, esiste. Il rischio è che venga semplificato e trasformato in una sequenza di rimedi virali, pratiche improvvisate e soluzioni prive di solide basi scientifiche. Bagni di ghiaccio, aglio crudo, integratori miracolosi o tecniche diffuse online promettono risultati rapidi, ma spesso non trovano riscontro nella letteratura medica. In Italia, la questione della fertilità si intreccia anche con un quadro demografico particolarmente delicato. Secondo l’indagine WelFerPoli, condotta da Neodemos per il Ministero dell’Università e della Ricerca su un campione di circa 6.000 persone tra i 25 e i 49 anni, il Paese registra il divario più alto d’Europa tra il numero di figli desiderati e quelli effettivamente avuti.

Dai dati emerge che il 68% degli italiani vorrebbe due o più figli. Nella fascia d’età tra i 45 e i 49 anni, il 53,4% delle donne e il 55,3% degli uomini dichiara di aver avuto meno figli di quanti ne avrebbe desiderati. Il divario riguarda anche i tempi della genitorialità: il 96% delle madri e il 95% dei padri che hanno avuto il primo figlio tra i 40 e i 44 anni afferma che avrebbe voluto diventare genitore prima. Le cause cambiano con l’età. Tra i più giovani pesano soprattutto fattori economici, instabilità lavorativa e assenza di un partner. Con il passare degli anni, invece, salute e infertilità diventano elementi sempre più rilevanti nel mancato raggiungimento della genitorialità desiderata.

È in questo contesto che i social intercettano ansie e bisogni reali, offrendo però risposte spesso fuorvianti. Il dottor Justin Dubin, urologo e direttore della salute sessuale maschile presso l’Herbert Wertheim Cancer Institute, ha avvertito che online circola una quantità enorme di rimedi truffaldini. In uno studio pubblicato nel 2023, lo stesso Dubin ha rilevato che la maggior parte dei contenuti dedicati alla salute maschile su TikTok e Instagram non risulta accurata. Tra le pratiche più diffuse c’è l’immersione dei testicoli nel ghiaccio, presentata come metodo per migliorare la produzione di sperma. Secondo il dottor Marc Galiano, urologo e andrologo, si tratta però di una pratica estrema e priva di utilità dimostrata. Anche la cosiddetta “ritenzione seminale”, cioè l’astensione volontaria dall’eiaculazione con l’obiettivo di migliorare la fertilità, non trova conferme scientifiche. Al contrario, secondo Dubin, “lo sperma stagnante non è buon sperma” e l’eiaculazione regolare avrebbe un ruolo nella salute riproduttiva maschile.

La ricerca medica, intanto, guarda con attenzione a frontiere più solide, come il rapporto tra obesità, ormoni e fertilità. Tra i temi in discussione c’è l’effetto dei farmaci Glp-1, utilizzati anche nel trattamento dell’obesità, sulla salute riproduttiva maschile. Il dottor Chuck Dinerstein, direttore medico dell’American Council on Science and Health, spiega che l’obesità può agire come un fattore di alterazione endocrina. Il tessuto adiposo in eccesso favorisce infatti la conversione del testosterone in estradiolo, interferendo con l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi e riducendo la produzione di sperma.

Uno studio italiano condotto su 110 uomini con ipogonadismo metabolico ha mostrato che la terapia con farmaci Glp-1 ha portato miglioramenti nella conta, nella motilità e nella morfologia degli spermatozoi superiori rispetto alla sola terapia con testosterone. Ma il dato va interpretato con cautela. In uomini sani e normopeso, l’uso di Glp-1 non ha prodotto cambiamenti significativi nei parametri ormonali o seminali. Questi farmaci, dunque, possono aiutare quando intervengono su un sistema compromesso dall’obesità, ma non rappresentano un potenziamento della fertilità in soggetti sani. Gli interventi più utili per la salute riproduttiva maschile restano spesso quelli meno spettacolari. Gli esperti suggeriscono di evitare l’esposizione prolungata al calore, come saune, vasche idromassaggio o laptop appoggiati sulle ginocchia, perché i testicoli devono mantenere una temperatura inferiore di circa 2-3 gradi rispetto a quella corporea.

Anche l’alimentazione ha un ruolo importante. La dieta mediterranea è indicata come uno dei modelli alimentari con le evidenze più solide a favore della qualità dello sperma. A questo si aggiungono il sonno regolare, in particolare la fase Rem, durante la quale i livelli di testosterone raggiungono il picco, l’attività fisica di resistenza, la riduzione dell’alcol e l’abbandono del fumo. I miglioramenti, quando legati allo stile di vita, richiedono tempo. Il ciclo di produzione degli spermatozoi dura circa 90 giorni, motivo per cui eventuali cambiamenti possono essere valutati solo dopo alcuni mesi.

Il messaggio centrale, al di là dei trend virali, resta quello della prudenza. La fertilità maschile è un tema medico complesso, che non può essere affrontato affidandosi a reel, forum o consigli improvvisati. In presenza di dubbi o difficoltà nel concepimento, il percorso corretto è rivolgersi a specialisti, medici e professionisti della salute riproduttiva. Lo “spermmaxxing” racconta quindi una contraddizione del nostro tempo: da un lato una crisi reale della fertilità, dall’altro la tentazione di cercare soluzioni rapide nel linguaggio semplificato dei social. Ma tra una promessa virale e una diagnosi seria passa la differenza tra disinformazione e medicina.

Leave a Reply

  • (not be published)