Nel cuore di piazza Re di Roma spariscono le parole “Infinitamente manchi…ma ci sei” e la panchina rossa dedicata a Pamela Mastropietro viene segnata e profanata. Alessandra Verni, madre della 18enne brutalmente uccisa nel 2018, chiama a raccolta le coscienze: “Non spegnerete la luce della sua memoria”.
La pioggia di Ferragosto non ha attenuato la violenza di un gesto che rattrista e indignia: qualcuno ha strappato lo striscione in ricordo di Pamela Mastropietro e ha vandalizzato la panchina rossa in piazza Re, gettando fiori a terra e rigando il legno con ferocia gratuita. A denunciare lo sfregio è stata Alessandra Verni, la madre che da anni lotta per tenere accesa la memoria della figlia diciottenne, vittima di un agghiacciante omicidio a Macerata nel 2018.
“Sono stanca, sconvolta, ma non mi arrendo”, racconta con la voce rotta dall’emozione la donna. “Ogni atto vandalico è un pugno nello stomaco per noi che cerchiamo giustizia, un colpo inferto alla speranza di un mondo più umano. Ho visto il volto di mia figlia nei petali ormai calpestati, ho sentito svanire una testimonianza importante”. Il gesto non è un semplice vandalismo: è un silenzio complice che si addensa intorno a una ferita ancora aperta. Non è la prima volta che le installazioni dedicate a Pamela vengono deturpate. Lo scorso luglio la panchina rossa in via Spalato a Macerata, proprio davanti all’edificio dove la giovane venne massacrata, era già stata manomessa. “Ma stavolta – sottolinea Verni – è stato diverso: hanno cancellato le parole, hanno voluto spingere il dolore nell’oblio”.
Tra lacrime e rabbia, Alessandra alza la voce per chiedere a tutti di fermare l’indifferenza: “Se la memoria di Pamela dà fastidio, se qualcuno teme che quella storia continui a gridare verità e richieste di cambiamento, noi non ci fermeremo. Presto organizzeremo una manifestazione per tutte le vittime di violenza, per non permettere che il loro sacrificio venga banalizzato”. Il silenzio che segue lo strappo è carico di responsabilità: la città deve chiedersi se tollerare gesti come questo o reagire con forza. Perché ogni fiore gettato a terra e ogni parola cancellata non è solo un oltraggio a Pamela, ma un’offesa all’umanità che ancora crede nella possibilità di un domani più giusto.








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