Dopo la morte di una bambina di quattro anni per difterite e il calo delle coperture vaccinali in Sicilia, Asnas richiama il valore della prevenzione territoriale. Positiva la riapertura del centro vaccinale dello ZEN di Palermo, ma per l’associazione occorre investire stabilmente sugli Assistenti sanitari, capaci di trasformare dati, convocazioni e controlli in percorsi reali di ascolto e recupero.

Le sanzioni possono essere uno strumento legittimo, ma da sole non bastano a ricostruire la fiducia. La prevenzione vaccinale si costruisce sul territorio, con servizi accessibili, professionisti riconoscibili e un lavoro quotidiano di ascolto rivolto soprattutto alle famiglie più esitanti. È questa la posizione di Asnas, l’Associazione nazionale Assistenti sanitari, intervenuta sul pacchetto di misure regionali varato in Sicilia dopo la morte di una bambina di quattro anni per difterite e il calo delle coperture vaccinali. L’associazione valuta positivamente le prime risposte prodotte dalla task force regionale, a cominciare dalla riapertura del centro vaccinale dello ZEN di Palermo, chiuso dal 2019. Per Asnas si tratta di un segnale concreto, perché dimostra quanto la presenza dei servizi nei quartieri e nei luoghi di vita delle persone possa incidere sulla capacità del sistema sanitario di raggiungere chi è rimasto fuori dai percorsi di prevenzione. “È la conferma sul campo di quanto i servizi vicini alle persone facciano la differenza”, sottolinea Elena Nichetti, presidente nazionale di Asnas.

Il nodo più delicato riguarda però il rapporto tra obbligo, sanzioni e fiducia. Convocazioni obbligatorie, appuntamenti fissati d’ufficio e multe per le famiglie inadempienti sono strumenti previsti dalla legge e possono favorire l’adesione di chi non ha vaccinato i figli per disorganizzazione, dimenticanza o difficoltà pratiche. Ma, avverte Asnas, non intercettano davvero chi ha paura, chi è stato esposto alla disinformazione o chi vive un rapporto fragile con le istituzioni sanitarie. L’esperienza della pandemia e le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano infatti che, nelle famiglie già sfiduciate, un intervento percepito soltanto come coercitivo può irrigidire le posizioni invece di modificarle. Per questo Asnas invita a non trasformare il tema vaccinale in uno scontro tra tifoserie contrapposte. La priorità, sostiene l’associazione, è spiegare con pazienza il rapporto tra rischi e benefici, rispondere ai dubbi, distinguere l’esitazione dalla scelta ideologica e costruire relazioni credibili.

Il dato della copertura vaccinale contro la difterite in Sicilia, indicato all’85%, impone attenzione. Significa che una quota significativa di bambini resta esposta alla forma grave della malattia in caso di contagio. Per Asnas, questo dato non va usato per alimentare paura, ma per rafforzare una strategia di prevenzione capace di raggiungere in modo mirato le famiglie non ancora protette. “Le sanzioni possono spingere all’adempimento chi era semplicemente disorganizzato”, ricorda l’associazione, “ma non intercettano, da sole, chi ha paura, chi ha subito disinformazione o chi non si fida delle istituzioni. Per queste famiglie serve un lavoro relazionale che i controlli non possono sostituire”.

Il problema, inoltre, non si presenta allo stesso modo in tutti i territori. Nelle aree a minore densità abitativa, la domanda di vaccinazione deve spesso essere attivata con iniziative dedicate e prossime alle comunità. Nei grandi centri urbani, invece, può essere la stessa offerta di servizi a risultare insufficiente. Il caso dello ZEN, rimasto per anni senza un ambulatorio vaccinale dedicato, viene indicato da Asnas come esempio emblematico di una criticità strutturale: non basta chiedere alle famiglie di vaccinare se il servizio non è facilmente raggiungibile, stabile e riconoscibile. “Politiche uniformi rischiano di non cogliere esigenze opposte tra territori diversi”, afferma Luigi Vitale, presidente di Asnas Sicilia. È per questo che l’associazione chiede un’applicazione stabile e omogenea delle misure, non limitata alle fasi di massima attenzione mediatica, ma accompagnata da un rafforzamento reale dei presidi territoriali.

In questo quadro emerge il ruolo specifico dell’Assistente sanitario. Counselling motivazionale, chiamata attiva, ascolto senza giudizio, capacità di leggere un’anagrafe vaccinale e trasformarla in un contatto concreto con una famiglia sono competenze decisive per recuperare chi è rimasto indietro. L’estensione dell’anagrafe vaccinale ai pronto soccorso può essere utile, osserva Asnas, ma un dato produce effetti solo se c’è qualcuno in grado di trasformarlo in relazione, orientamento e percorso di recupero. La richiesta dell’associazione è dunque chiara: il rafforzamento in corso in Sicilia non deve riguardare soltanto gli strumenti di controllo, ma anche l’investimento stabile negli Assistenti sanitari e il pieno riconoscimento del contributo che questa professione può offrire nella prevenzione. Non basta convocare, sanzionare o registrare un’inadempienza; occorre accompagnare, spiegare, raggiungere, convincere.

La vicenda siciliana, segnata dalla morte della bambina e dalla riapertura del centro vaccinale dello ZEN, diventa così il simbolo di una questione più ampia. La prevenzione non vive solo nelle norme, ma nella capacità del sistema sanitario di essere presente dove le persone abitano, lavorano e crescono i propri figli. Le regole tutelano la collettività, ma la fiducia si costruisce nei consultori, negli ambulatori, nelle scuole, nei quartieri e nei contatti diretti con le famiglie. “Le regole tutelano la collettività”, conclude Nichetti. “Ma è la relazione, costruita ogni giorno da chi lavora sul territorio, a portare la prevenzione dove i controlli da soli non arrivano”.

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