Un sondaggio WeRoad rivela che solo lo 0,37% sceglie la meta per l’immagine da postare, mentre cresce il desiderio di digital detox, relazioni dal vivo e viaggi come strumento di crescita personale e impegno etico.

Instagram non è più al centro del viaggio. A dirlo è un sondaggio internazionale condotto da WeRoad su 5.689 persone che racconta come, in un mondo attraversato da guerre, crisi climatica, inflazione e incertezze, chi parte lo fa soprattutto per cercare connessioni autentiche e ritrovare se stesso. La foto perfetta da postare sui social scivola in fondo alle priorità: solo lo 0,37% degli intervistati dichiara di scegliere la destinazione in base all’immagine da pubblicare online.

Il viaggio diventa invece un’àncora di normalità e di senso, un’occasione per scoprire altre culture, incontrare persone e vivere esperienze autentiche. Oltre il 70% afferma di partire con questo obiettivo, mentre divertirsi o rilassarsi, un tempo motivo dominante, è indicato solo dal 13% del campione. Cresce in parallelo il desiderio di staccare dal virtuale. Il 26% viaggia per disconnettersi dai social, il 61% ha già provato o vorrebbe sperimentare un’esperienza di digital detox.

Il bisogno di relazione emerge con forza. Il 14% sceglie il viaggio di gruppo per socializzare dal vivo, dato che si lega a una difficoltà diffusa: il 40% dichiara di faticare a fare nuove conoscenze dopo i 30 anni, per il 58% la situazione peggiora con l’età e oltre la metà degli intervistati ammette di sentirsi sola nella vita quotidiana. In questo contesto il viaggio collettivo diventa un’occasione privilegiata per stringere legami, tanto che il 65,77% afferma di incontrare nuove persone alla vecchia maniera, tramite amici comuni, eventi o sport, mentre solo il 3,84% dice di farlo attraverso social e app di dating.

Il viaggio si conferma anche strumento personale di crescita. Il 45% ha deciso di partire in un momento difficile della propria vita, il 57% lo considera un’esperienza di sviluppo e il 4% ha seguito il consiglio del proprio psicologo, confermando la dimensione quasi terapeutica della partenza.

Un altro elemento significativo riguarda l’impegno etico. L’82% dei viaggiatori dichiara di valutare l’impatto delle proprie scelte, il 27% rinuncia a visitare Paesi che non rispettano i diritti umani, il 36% mette il cambiamento climatico al primo posto tra le preoccupazioni legate al futuro dei viaggi e il 50% evita destinazioni coinvolte in conflitti. La paura non blocca però la voglia di partire: solo il 5,29% ha ridotto drasticamente i viaggi per timore, anche se il 73% ammette di aver evitato determinate mete per motivi di sicurezza.

I dati confermano che la domanda resta alta. Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, nel 2024 i viaggi internazionali hanno superato i livelli pre-pandemia raggiungendo un nuovo record storico. Una crescita che, negli ultimi anni, ha portato a parlare con insistenza di overtourism, un problema che richiede risposte strutturate ma che non spegne il desiderio di partire. Il viaggio, più che mai, è occasione di incontro reale, di conoscenza e di cura di sé, lontano dallo schermo e vicino alle persone.

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