Proiezione speciale al Nexus di Torre Annunziata con Gianluca Vitiello tra ricordi, cinema ritrovato e identità condivise.
Il viaggio di Noi Non Siamo Napoletani si è concluso ieri sera dove tutto era nato, a Torre Annunziata. Dopo mesi di festival, incontri, dibattiti e sale piene in tutta Italia, il documentario di Gianluca Vitiello ha salutato il pubblico con una proiezione speciale al multisala Nexus, davanti a un pubblico numeroso e partecipe. L’autore, artista e speaker di Radio Deejay, è tornato nella sua città con quello che ha definito un gesto simbolico, un ringraziamento al territorio che ha segnato la sua vita.
Vitiello ha parlato dell’appuntamento come di un cerchio che si chiude, ricordando come, nonostante vent’anni a Milano, Torre Annunziata continui a essere la sua casa emotiva. Ha raccontato con nostalgia gli anni Ottanta, quando la città contava tre cinema, poi scomparsi uno dopo l’altro, lasciando un vuoto culturale profondo. Ha accolto con entusiasmo l’apertura del Nexus, definendolo un ritorno alla possibilità di incontrarsi al buio di una sala davanti a una storia condivisa. Ha immaginato perfino un futuro film festival internazionale in città, capace di attrarre registi e attori da tutto il mondo e diventare motore di rilancio per il territorio.
L’incontro è stato aperto e gratuito, voluto come ringraziamento alla città, con il supporto del Nexus, che continuerà a programmare il documentario anche l’1 e il 2 dicembre, e del Caffè Letterario, che ha collaborato alla serata.

Noi Non Siamo Napoletani, prodotto da DNA Lab, è il secondo lavoro documentario di Vitiello, dopo Napolitaners. Se nel primo aveva raccontato Napoli attraverso lo sguardo di chi l’aveva lasciata, questa volta ha rivolto l’obiettivo a chi, invece, l’ha scelta come casa. Il film raccoglie storie arrivate dagli Stati Uniti, dal Giappone, dalla Russia, dalla Palestina, dalla Nigeria, dalla Germania. Uomini e donne che a Napoli hanno trovato un luogo capace di accogliere, cambiare e ispirare. Vitiello ha spiegato di aver voluto ribaltare positivamente il senso di un coro discriminatorio da stadio, trasformandolo in una chiave narrativa per raccontare una patria emotiva al di là del certificato di nascita.

Tra i protagonisti ci sono artisti, professionisti, religiosi, pizzaioli, migranti che hanno affrontato viaggi drammatici, persone arrivate per amore o per stupore culturale. Parlano dello spaesamento iniziale, dei sapori che travolgono, dei pregiudizi affrontati e della leggerezza che la città restituisce. Una tra le testimonianze più preziose è quella dell’artista e attivista americano Jimmie Durham, Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia, scomparso nel 2021, che a Napoli ha trovato una bussola creativa e umana.
Il documentario, settantaminuti di narrazione intima e universale, è accompagnato da una colonna sonora originale firmata da Simone Paleari, con l’inedito Doce e Sale interpretato insieme allo stesso Vitiello. Nel film è presente anche L’Unica di Gabriele Esposito.
Il tour si chiude quindi con un ritorno simbolico alle radici, tra memoria e futuro. A Torre Annunziata, la storia di una città che può ritrovare nel cinema un luogo di comunità, proprio come le vite di chi ha scelto Napoli trovano una casa nella sua umanità.












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