La Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP accoglie con favore l’apertura del ministro della Salute Orazio Schillaci sul superamento delle disparità economiche tra infermieri e altre professioni sanitarie del comparto. Il presidente Diego Catania: “L’equiparazione è una misura dovuta”. Sullo sfondo, il rinnovo del contratto 2025-2027 e la prossima manovra finanziaria.

La questione della valorizzazione economica delle professioni sanitarie torna al centro del confronto tra Governo, rappresentanze professionali e sistema sanitario. A rilanciare il tema sono state le dichiarazioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha collegato il percorso di valorizzazione del personale del Servizio sanitario nazionale sia al rinnovo contrattuale sia alla prossima legge di bilancio. Il Ministero ha già indicato il rinnovo del contratto 2025-2027 come uno dei passaggi centrali della politica sul personale sanitario e ha ribadito l’intenzione di proseguire su questa strada anche con la futura manovra. In questo quadro si inserisce la posizione della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, che rappresenta le professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. La Federazione ha accolto positivamente l’apertura del ministro, chiedendo però che il confronto si traduca in misure concrete capaci di superare le differenze economiche che oggi caratterizzano il comparto. Il presidente Diego Catania ha definito l’equiparazione “una misura dovuta”, sottolineando come il tema sia stato oggetto di numerose interlocuzioni con il Ministero della Salute e con le Commissioni Affari sociali di Camera e Senato. Secondo la Federazione, il nodo non riguarda soltanto il livello retributivo, ma il riconoscimento delle competenze, delle responsabilità e del ruolo assunto quotidianamente dai professionisti sanitari all’interno del Servizio sanitario nazionale.

La questione nasce dalla differenza di trattamento economico tra gli infermieri e le altre professioni sanitarie del comparto. Per la FNO TSRM e PSTRP, questa distinzione non rispecchia più l’evoluzione delle responsabilità professionali né la complessità delle funzioni svolte nei percorsi di cura, riabilitazione, prevenzione e diagnostica. Da qui la richiesta di un intervento strutturale che riduca le disparità e rafforzi la coesione tra le diverse figure che operano nel sistema pubblico. Il tema assume un peso ancora maggiore in una fase in cui il Servizio sanitario nazionale deve confrontarsi con difficoltà di reclutamento, carenza di personale, aumento dei carichi di lavoro e necessità di rendere più attrattive le professioni sanitarie. Il Ministero della Salute ha inserito tra gli obiettivi del 2026 proprio la valorizzazione dei professionisti e il miglioramento delle condizioni di lavoro, riconoscendo il legame tra attrattività del SSN e politiche sul personale. Il rinnovo del contratto del comparto Sanità 2025-2027 rappresenta quindi uno dei terreni su cui si misurerà la capacità di dare seguito alle richieste. A luglio il ministro Schillaci ha definito la firma dell’ipotesi di accordo un “ulteriore importante segnale di attenzione” verso il settore sanitario, ribadendo che la valorizzazione economica del personale dovrà proseguire anche con la prossima legge di bilancio.

Per la Federazione, però, il punto decisivo resta quello dell’equità interna al comparto. Catania ha ricordato che il confronto con il Ministero è iniziato già nel 2025 e che nel corso del 2026 si sono susseguiti ulteriori incontri. Da quelle interlocuzioni sarebbero emerse anche nuove criticità, sulle quali la Federazione chiede di intervenire nell’interesse complessivo del SSN. “Ringraziamo il ministro Schillaci per l’attenzione riconosciuta alle professioni sanitarie e per l’apertura dimostrata nei confronti delle istanze rappresentate dalla Federazione nazionale”, ha dichiarato Catania, evidenziando come il dialogo istituzionale sia stato finora improntato alla disponibilità al confronto. Il presidente della Federazione lega la richiesta di equiparazione a un principio più ampio: il riconoscimento del contributo di tutte le professioni sanitarie che concorrono alla presa in carico del paziente. Tecnici sanitari, professionisti della riabilitazione e della prevenzione operano infatti in ambiti essenziali del sistema, dalla diagnostica alla riabilitazione, dalla prevenzione alla sicurezza, spesso con livelli elevati di responsabilità e specializzazione.

La discussione non riguarda quindi una semplice revisione delle buste paga, ma la struttura stessa del lavoro sanitario. In un sistema sempre più multiprofessionale, la qualità dell’assistenza dipende dalla capacità di integrare competenze diverse all’interno degli stessi percorsi clinici e organizzativi. La disparità economica tra categorie che condividono responsabilità e complessità operative rischia, secondo la posizione della Federazione, di indebolire questa integrazione. Da qui il richiamo alla prossima legge di bilancio. Se il Governo sceglierà di destinare nuove risorse alla valorizzazione del personale sanitario, la partita sarà capire come distribuirle e quali categorie includere negli interventi. Sul punto, la FNO TSRM e PSTRP chiede che le professioni dell’area tecnica, della riabilitazione e della prevenzione siano considerate pienamente all’interno delle misure previste. Il tema dell’equiparazione si intreccia anche con la capacità del Servizio sanitario nazionale di trattenere e attrarre professionisti. Il problema non riguarda soltanto il numero degli operatori disponibili, ma anche le condizioni economiche, organizzative e professionali che il sistema è in grado di offrire. Su questo fronte, lo stesso Ministero ha indicato la valorizzazione delle categorie sanitarie come uno degli strumenti per rendere più attrattivo il SSN.

C’è poi un tema di riconoscimento delle competenze. Negli ultimi anni molte professioni sanitarie hanno visto crescere il proprio livello di specializzazione, anche in relazione all’innovazione tecnologica, alla digitalizzazione, alla medicina territoriale e alla crescente complessità dei percorsi assistenziali. La richiesta della Federazione è che questa evoluzione trovi un corrispettivo anche nelle politiche retributive e contrattuali. Il confronto si inserisce dunque in una fase particolarmente delicata per la sanità pubblica. Il rinnovo del contratto 2025-2027 ha aperto un nuovo ciclo negoziale, mentre la prossima manovra dovrà definire le risorse disponibili per proseguire nella valorizzazione del personale. In questo scenario, l’equiparazione tra le professioni sanitarie rappresenta uno dei dossier destinati a rimanere al centro del confronto nei prossimi mesi. Catania ha sintetizzato la posizione della Federazione con una formula netta: “L’equiparazione è una misura dovuta”. Una misura che, secondo la FNO TSRM e PSTRP, non deve essere letta come una rivendicazione corporativa, ma come un intervento capace di rafforzare la coesione del personale sanitario e di riconoscere in modo più equilibrato responsabilità e competenze. La partita resta quindi aperta. L’apertura politica c’è, il confronto istituzionale è avviato, ma il passaggio decisivo sarà la traduzione delle dichiarazioni in norme, risorse e strumenti contrattuali concreti. È su questo terreno che si misurerà la portata reale dell’equiparazione e, più in generale, la capacità del sistema sanitario di valorizzare in modo organico tutte le professionalità su cui ogni giorno si regge il Servizio sanitario nazionale.

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