Dal 24 al 27 settembre Casa del Contemporaneo inaugura la stagione 2026-2027 con “Mamma. Piccole tragedie minimali”, nuovo allestimento in prima nazionale diretto da Enrico Ianniello, in scena con Fabrizia Sacchi. Un omaggio non celebrativo ma vivo a uno degli autori che hanno rivoluzionato la drammaturgia italiana del secondo Novecento.
Napoli riparte da Annibale Ruccello. La stagione 2026-2027 di Sala Assoli Moscato si apre infatti con “Mamma. Piccole tragedie minimali”, in prima nazionale dal 24 al 27 settembre, produzione di Casa del Contemporaneo affidata alla regia di Enrico Ianniello, in scena insieme a Fabrizia Sacchi. Una scelta che va oltre la commemorazione e restituisce invece il senso di un legame ancora vivo con uno degli autori più radicali e innovativi del teatro italiano contemporaneo. A quarant’anni dalla scrittura del testo, Mamma continua infatti a parlare con sorprendente precisione del presente, delle sue fratture, delle sue solitudini e dei suoi meccanismi di rappresentazione. Ianniello affronta i quattro monologhi che compongono l’opera come una partitura a due voci. Insieme a Fabrizia Sacchi, scompone e ricompone la materia drammaturgica originale, trasformandola in un dialogo scenico capace di rispettare il ritmo della scrittura di Ruccello e, allo stesso tempo, di aprirla a nuove possibilità di lettura.
Il risultato è un lavoro che mette in primo piano la pluralità delle figure femminili, le loro contraddizioni, i loro scarti emotivi, il continuo passaggio tra realismo e deformazione. Una struttura che non attenua la durezza del testo, ma ne amplifica la capacità di interrogare il presente. Scritto nel 1986, poco prima della tragica morte di Ruccello, Mamma può essere considerato uno dei suoi testi più emblematici. L’opera è articolata in quattro segmenti narrativi, ciascuno costruito intorno a una figura femminile e a una diversa forma di frattura. In “Le fiabe”, il cunto napoletano viene attraversato e reinventato per raccontare un’umanità ambigua, fragile e sconfitta. In “Maria di Carmela”, una donna ricoverata in manicomio, convinta di essere la Madonna, desidera incarnare Orietta Berti, in un cortocircuito feroce tra sacro, immaginario popolare e cultura mediatica.
In “Mal di denti”, tratto da Notturno di donna con ospiti, una madre scopre nel giorno del Venerdì Santo la gravidanza indesiderata della figlia, mentre “La telefonata” precipita in un flusso di coscienza sempre più incontrollabile, nel quale il linguaggio si disgrega insieme all’identità della protagonista. “Quattro monologhi, quattro donne, quattro mamme”, sintetizza Ianniello, che vede in queste figure esistenze apparentemente ordinarie osservate con uno sguardo insieme antropologico e compassionevole. Donne che, sotto la superficie del quotidiano, fanno esplodere solitudine, desideri repressi, violenza trattenuta e bisogno di evasione. È proprio qui che il testo di Ruccello incontra il presente. Nella lettura di Ianniello, quelle donne sembrano aver sostituito definitivamente la “comunità” con la “community”, le amiche con le follower, il rapporto diretto con la realtà con una continua mediazione tecnologica e simbolica.
Il tema della perdita di un centro identitario attraversa l’intera messinscena. Le protagoniste di Mamma vivono dentro una progressiva disgregazione dei riferimenti morali, sociali e culturali, fino a diventare frammenti di una realtà globale in cui la persona rischia di perdere la capacità di raccontarsi in modo coerente. Ianniello sottolinea anche un altro elemento fondamentale della scrittura di Ruccello: la mutazione, nel tempo, del rapporto delle madri con la realtà che le circonda. In quattro istantanee teatrali si compie un passaggio radicale, dalla natura alla tecnica, dalla fiaba e dal corpo ancora riconosciuto come parte di sé fino a una condizione di progressiva espropriazione dell’identità. È questa capacità di anticipare le trasformazioni sociali a rendere Ruccello ancora così attuale. Alienazione, decostruzione dell’identità, potere dei media, confusione tra realtà e rappresentazione, dominio della tecnologia: temi presenti nella sua scrittura molto prima che diventassero centrali nel dibattito contemporaneo.
Ruccello appartiene a quella straordinaria stagione teatrale degli anni Ottanta che vide emergere, tra gli altri, Enzo Moscato e Manlio Santanelli. Autori diversi per poetica e linguaggio, ma accomunati dalla necessità di immaginare una nuova drammaturgia napoletana dopo Eduardo. Fu una stagione di sperimentazione, fratture e conflitti, nella quale la lingua, il corpo e la marginalità divennero strumenti per raccontare una Napoli e un’Italia in trasformazione. Mamma è uno degli esiti più estremi di quella ricerca e, proprio per questo, conserva ancora oggi una forza quasi profetica. La scelta di affidare la regia a Enrico Ianniello appare particolarmente significativa. Attore, regista e scrittore, Ianniello porta avanti da anni un dialogo costante tra cultura napoletana e catalana, facendo conoscere in Italia autori come Jordi Galceran e Pau Miró.

Due mondi teatrali, quello napoletano e quello catalano, accomunati da una forte attenzione alla parola, alla musicalità della lingua, alla marginalità culturale trasformata in resistenza e alla capacità di fare del quotidiano materia drammaturgica. Un terreno sul quale l’incontro con Ruccello appare naturale. Accanto a lui, Fabrizia Sacchi torna a Sala Assoli dopo il successo di “Stabat Mater” di Antonio Tarantino, diretto da Luca Guadagnino. Attrice tra le più apprezzate del panorama italiano, Sacchi ha lavorato in teatro con Leo De Berardinis e ha costruito parallelamente una lunga carriera nel cinema e nella televisione, collaborando con registi come Alessandro D’Alatri, Marco Risi, Paolo Virzì, Mimmo Calopresti e Damiano Michieletto. La nuova versione di Mamma arriva a Napoli dopo l’anteprima al Benevento Città Spettacolo. Dopo le repliche a Sala Assoli Moscato, lo spettacolo proseguirà il proprio percorso il 13 e 14 ottobre al Teatro Karol di Castellammare di Stabia e dal 16 al 18 ottobre al Festival internazionale Flaix de Tardor / Temporada Alta di Barcellona. La stagione di Sala Assoli Moscato si apre così nel segno di un autore che continua a sfuggire alla semplice storicizzazione. Ruccello non viene riportato in scena per essere celebrato, ma perché continua a essere necessario. Le sue donne, le sue madri, le sue parole e le sue identità frantumate appartengono ancora al nostro tempo.








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