Dieci anni di lavoro nei quartieri, nelle scuole, negli istituti penitenziari e nei luoghi della fragilità sociale. Dieci anni di teatro inteso non soltanto come spettacolo, ma come strumento di crescita collettiva, partecipazione e cambiamento. È questo il traguardo che Officina SocialMeccanica celebra con la quinta edizione della Biennale di Teatro Sociale, in programma dal 5 al 7 giugno al Bastione degli Infetti di Catania.
La manifestazione, sostenuta dai fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, rappresenta oggi uno degli appuntamenti più significativi nel panorama nazionale dedicato al teatro sociale e alle pratiche artistiche partecipative. Un festival che negli anni ha saputo costruire una rete di relazioni tra operatori culturali, educatori, artisti, ricercatori e comunità, ponendo al centro il valore dell’inclusione e del protagonismo delle persone. L’edizione 2026 assume un significato particolare perché coincide con il decennale dell’associazione catanese, nata con l’obiettivo di utilizzare il linguaggio teatrale come strumento di emancipazione sociale, promuovendo percorsi di teatro dell’oppresso, drammaturgia di comunità e pratiche artistiche capaci di generare dialogo e consapevolezza.
Per tre giorni il Bastione degli Infetti si trasformerà in uno spazio aperto di confronto e sperimentazione, accogliendo professionisti provenienti da tutta Italia e offrendo al pubblico un ricco programma di spettacoli, laboratori, incontri e tavole rotonde. La Biennale prenderà il via venerdì 5 giugno nel quartiere San Giorgio con “Le cicatrici del quartiere”, performance di Teatro Forum in programma alle ore 18.00 in viale Biagio Pecorino. Lo spettacolo nasce da un percorso di ricerca partecipata sviluppato attraverso la metodologia freiriana e affronta temi profondamente legati alla vita quotidiana, alla memoria dei luoghi e alle dinamiche sociali che caratterizzano il quartiere.
In serata gli appuntamenti si sposteranno al Bastione degli Infetti con “Accontentarsi”, restituzione scenica del percorso di drammaturgia di comunità realizzato insieme ai docenti dell’Istituto Comprensivo San Giorgio. A seguire, la festa inaugurale della Biennale darà ufficialmente il via alla manifestazione. La giornata di sabato sarà caratterizzata da una ricca proposta di laboratori e attività formative. Tra gli ospiti figurano professionisti e ricercatori che operano da anni nei diversi ambiti del teatro sociale e delle arti relazionali. Claudia Puglisi guiderà un workshop dedicato alla drammaterapia, mentre Adelita Husni Bey, artista conosciuta a livello internazionale per il suo lavoro sulle pratiche partecipative, condurrà un laboratorio di teatro dell’oppresso. Spazio anche alla drammaturgia autobiografica con Claudia Calcagnile, alla danzaterapia con Giusy Nicolosi, alla contact improvisation con Vera De Propris, alla musica concreta con Francesco Picciotti, alla ludopedagogia proposta dai gruppi Liscìa e Ci ridiamo su e al circo sociale curato da Clatù.
La sera del 6 giugno vedrà protagonista la compagnia romana Le donne del muro alto con “Olympe”, spettacolo nato all’interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia e successivamente sviluppato coinvolgendo donne in misura alternativa ed ex detenute. Un lavoro che affronta il tema della libertà, della dignità e della ricostruzione dell’identità attraverso il linguaggio teatrale. A seguire sarà presentato “Corpi Di/Versi”, produzione di Officina SocialMeccanica che continua il percorso di ricerca artistica e sociale dell’associazione. Particolarmente intensa si annuncia la giornata conclusiva di domenica 7 giugno, dedicata al rapporto tra arte, carcere e inclusione sociale. Alle ore 19.00 si terrà la tavola rotonda “Oltre la scena. Corpi costretti – Teatro Sociale e Carcere”, realizzata nell’ambito del progetto Labirinti, sostenuto da Con i Bambini attraverso il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Ad aprire il confronto sarà Claudio Bernardi, tra i maggiori studiosi italiani di teatro sociale. Al dibattito parteciperanno Francesca Tricarico della compagnia Le donne del muro alto, Claudia Calcagnile della Compagnia Oltremura, Lisa Mazzoni del Teatro Puntozero di Milano, Luisa Sannella di Officina SocialMeccanica e Giulia Innocenti Malini dell’Università di Pavia. Un momento di approfondimento che metterà al centro il valore delle pratiche artistiche nei percorsi di reinserimento sociale e nella costruzione di nuove opportunità per le persone detenute. La serata proseguirà con la proiezione del video “Con il tuo sguardo”, realizzato nella sezione femminile del carcere di Capanne a Perugia dalla Compagnia Oltremura, e si concluderà con “Architetture difensive”, performance della Piccola Scuola OrAzioni di Bologna, che chiuderà simbolicamente la Biennale.
In questi dieci anni Officina SocialMeccanica ha costruito un modello culturale fondato sulla partecipazione attiva delle comunità, dimostrando come il teatro possa diventare uno strumento concreto di trasformazione sociale. Attraverso il coinvolgimento diretto di cittadini, studenti, detenuti, educatori e operatori culturali, l’associazione ha dato vita a percorsi capaci di generare relazioni, stimolare riflessioni e creare occasioni di crescita personale e collettiva. La quinta Biennale di Teatro Sociale rappresenta quindi non soltanto una celebrazione di un importante anniversario, ma anche una conferma della centralità che il teatro sociale può assumere nella costruzione di comunità più inclusive, consapevoli e partecipative. Un laboratorio permanente di cittadinanza attiva che continua a mettere al centro le persone, le loro storie e la possibilità concreta di immaginare e costruire nuove forme di convivenza.






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