Al Monastero dei Benedettini la seconda edizione di “Disruptive Innovation in Healthcare – Health-Tech Speed Date”, ideata dalla professoressa Elita Schillaci. Oltre 130 relatori, 10 cluster tematici e un confronto operativo tra ricerca, imprese, startup e sistema sanitario per superare le resistenze all’innovazione.

Non un convegno tradizionale, ma un esperimento sociale, scientifico e manageriale per mettere alla prova la reale capacità degli ecosistemi sanitari di cambiare. Si è svolta a Catania, al Monastero dei Benedettini, la seconda edizione di “Disruptive Innovation in Healthcare – Health-Tech Speed Date”, iniziativa ideata e promossa dalla professoressa Elita Schillaci, direttrice del Centro Studi Avanzato ILHM – Innovazione, Leadership, Health Management dell’Università degli Studi di Catania. Al centro dell’incontro una consapevolezza sempre più urgente: i sistemi sanitari devono trasformarsi subito. Non basta introdurre tecnologie, piattaforme digitali o strumenti di intelligenza artificiale se organizzazioni, competenze, processi decisionali e modelli di governance continuano a muoversi secondo logiche lente, frammentate o resistenti al cambiamento. “La vera sfida, emersa con forza nel corso della giornata, è superare l’inerzia dei sistemi e trasformare l’innovazione in una pratica concreta, condivisa e misurabile”, ha sottolineato la professoressa Schillaci, evidenziando come la trasformazione tecnologica debba necessariamente accompagnarsi a un cambiamento culturale, organizzativo e gestionale.

L’Health-Tech Speed Date ha riunito oltre 130 relatori tra accademici, professionisti, imprese, startup, stakeholder istituzionali e attori dell’ecosistema sanitario e tecnologico. Il format è stato costruito non per sommare interventi, ma per generare connessioni operative tra chi studia l’innovazione, chi la sviluppa, chi la governa e chi ogni giorno ne misura l’impatto nei percorsi di cura, nella gestione dei dati, nell’organizzazione dei servizi e nella relazione con i pazienti. A rendere distintiva questa seconda edizione sono stati i 10 cluster tematici, organizzati come tavoli di lavoro dinamici e orientati al risultato. Gli health-tech date hanno permesso di mettere a confronto competenze diverse, facendo emergere opportunità, criticità e possibili traiettorie di sviluppo. Tra i nodi più rilevanti emersi nel corso della giornata figurano la resistenza culturale al cambiamento, la difficoltà di integrare i dati, la necessità di costruire nuovi linguaggi condivisi tra sanità e impresa, il bisogno di competenze ibride e la responsabilità di governare l’innovazione senza subirla.

La sanità del futuro, è stato sottolineato, non può essere soltanto una questione tecnologica. L’innovazione diventa davvero efficace solo quando riesce a modificare processi, abitudini organizzative, modelli decisionali e modalità di relazione tra istituzioni, operatori, imprese e cittadini. Quest’anno il format si è arricchito anche grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella fase di restituzione dei lavori. Il recap dei tavoli è stato elaborato attraverso uno scambio tra intelligenza umana e AI: da un lato il confronto diretto tra relatori, coordinatori e partecipanti; dall’altro la capacità degli strumenti digitali di organizzare, sintetizzare e rendere immediatamente fruibili gli spunti emersi. Un passaggio che ha dato forma concreta al tema stesso dell’evento. “Disruptive Innovation in Healthcare” non si è limitato a parlare di innovazione, ma l’ha sperimentata nel metodo, utilizzando strumenti digitali per accelerare la lettura dei risultati e trasformare il confronto in una base operativa condivisa.

Dopo i saluti istituzionali, sono intervenuti l’assessora alle Politiche Giovanili, Servizi Informatici e Digitalizzazione del Comune di Catania, Viviana Lombardo; il past director ILHM, Mario Zappia; la direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Stefania Rimini; il presidente della Fondazione Samothrace, Salvo Baglio; e la direttrice del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Tecnologie Avanzate, Antonella Agodi. La relazione introduttiva è stata affidata al professore emerito Elio Borgonovi, presidente del Centro Studi CERGAS della SDA Bocconi School of Management, che ha offerto una cornice di riflessione sui modelli di management sanitario e sulle condizioni necessarie per rendere sostenibile e governabile l’innovazione nei sistemi complessi.

La giornata ha confermato il ruolo dell’Università di Catania come piattaforma di connessione tra ricerca, formazione avanzata, impresa, tecnologie e sistema sanitario. Un luogo nel quale l’innovazione non viene trattata come semplice parola chiave, ma come responsabilità organizzativa, che richiede visione, leadership, metodo e capacità di mettere in relazione attori diversi. Dalla medicina personalizzata alla digitalizzazione dei processi, dall’intelligenza artificiale alla gestione dei dati, fino ai nuovi modelli organizzativi, il confronto ha evidenziato che la sanità del futuro non è un orizzonte lontano, ma un’urgenza del presente.

Per affrontarla, servono sistemi più aperti, capaci di apprendere, decidere e adattarsi rapidamente. Servono professionisti in grado di leggere il cambiamento, imprese capaci di dialogare con i bisogni reali del sistema sanitario, istituzioni pronte a sostenere processi di innovazione misurabili e organizzazioni capaci di superare resistenze interne e frammentazioni. “Disruptive Innovation in Healthcare – Health-Tech Speed Date” ha posto quindi le basi per una vera agenda condivisa della sanità del futuro. Una guida operativa che nascerà dal lavoro dei cluster e che punta a trasformare le riflessioni emerse in indicazioni concrete per affrontare i cambiamenti, ridurre le resistenze e rafforzare la capacità del sistema di innovare.

Con questa seconda edizione, Catania si candida a essere non soltanto sede di dibattito, ma laboratorio di trasformazione. Uno spazio in cui ricerca, impresa, startup, università e sanità si incontrano per costruire risposte immediate e per rendere l’innovazione una leva reale di cambiamento. La sfida, emersa con chiarezza al Monastero dei Benedettini, è passare dalla sperimentazione alla pratica, dalla tecnologia alla governance, dalla visione alla capacità di incidere sui percorsi di cura e sull’organizzazione dei servizi. Perché la sanità del futuro non dipenderà solo dagli strumenti disponibili, ma dalla capacità delle persone e delle istituzioni di usarli per cambiare davvero.

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