All’incontro con la Regione Campania sui nuovi Piani di Gestione Forestale, la presidente provinciale Angela Pisacane lancia l’allarme sul comparto castanicolo e chiede regole più snelle, una pianificazione reale e una cabina di regia permanente.

Snellire la burocrazia, rendere operativi i Piani di Gestione Forestale e costruire una strategia concreta per le aree interne. È la richiesta avanzata da Copagri Salerno nel corso dell’incontro svoltosi ieri mattina, 4 agosto, presso gli Uffici Agricoltura della Regione Campania a Salerno, alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Maria Serluca, per la presentazione del bando sui Piani di Gestione Forestale. Al centro del confronto, la forte preoccupazione per la tenuta del comparto castanicolo e, più in generale, per la gestione del patrimonio boschivo regionale. Copagri Salerno, insieme alla presidente provinciale Angela Pisacane, ha posto l’attenzione sul peso degli adempimenti burocratici che gravano sulle aziende castanicole locali. Il nodo principale riguarda l’obbligo di presentare la Valutazione di Incidenza Ambientale, la VIncA, anche per semplici interventi di potatura. Un vincolo che, secondo l’organizzazione agricola, rischia di rendere insostenibile l’attività quotidiana di molte imprese.

“La quasi totalità delle aziende castanicole della nostra provincia ricade in aree interne e collinari ed è rappresentata da realtà a conduzione familiare di piccole o piccolissime dimensioni”, dichiara Angela Pisacane. “Sottoporre queste imprese ad adempimenti burocratici complessi ed economici persino per le ordinarie operazioni colturali significa disincentivare il lavoro agricolo e spingere molti produttori verso l’abbandono definitivo delle attività. Un processo che spalanca le porte allo spopolamento dei territori montani e al conseguente degrado ambientale e idrogeologico”. Nel corso del tavolo, Copagri ha tracciato un quadro critico del patrimonio forestale campano.

La regione dispone di una superficie boschiva rilevante, ma resta ancora segnata da una carenza di gestione effettiva. Tra le principali criticità evidenziate figurano l’elevata frammentazione della proprietà, con il 54,9% delle foreste in mano privata e distribuito in 479 comuni, e la grave insufficienza della pianificazione nei boschi privati. Secondo i dati richiamati da Copagri, solo il 3,4% dei boschi privati dispone di un piano di gestione, a fronte dell’80% dei boschi pubblici.

A questo si aggiunge il debole tasso di utilizzo del legno, pari appena al 15-20%, contro una media nazionale del 33% ed europea del 73%. Un altro elemento di complessità è rappresentato dall’alta incidenza di aree protette e vincolate, che raggiunge il 64% del totale. Per Copagri, proprio questo dato rende indispensabile una semplificazione delle procedure autorizzative, così da non paralizzare gli interventi di manutenzione del territorio. La questione non riguarda soltanto la produttività delle imprese agricole. Secondo l’organizzazione, senza una gestione attiva del bosco aumentano i rischi di abbandono, degrado ambientale, dissesto idrogeologico e perdita di presidio nelle aree interne.

Il tema forestale diventa quindi anche una questione sociale, economica e territoriale. Copagri ha inoltre richiamato le criticità di passate misure di sostegno economico, compresi alcuni interventi finanziati con risorse PNRR, giudicati poco efficaci perché caratterizzati da contributi frammentati e privi di un reale impatto strutturale sul reddito agricolo e sul ricambio generazionale. Per l’organizzazione, i nuovi Piani di Gestione Forestale possono rappresentare un passaggio importante, ma soltanto se accompagnati da regole chiare, tempi certi e procedure realmente accessibili alle imprese.

“I nuovi Piani di Gestione Forestale rappresentano un passaggio fondamentale, ma per essere efficaci devono essere accompagnati da regolamenti chiari, snelli e operativi”, afferma Angela Pisacane. “Chiediamo la creazione di una Cabina di Regia regionale permanente che sappia coniugare la tutela ambientale con lo sviluppo economico, la redditività delle imprese e il sostegno al primo insediamento. Senza la presenza degli agricoltori sul territorio e senza la salvaguardia delle filiere tradizionali come quella castanicola, qualsiasi strategia di valorizzazione forestale rischia di rimanere un’intenzione sulla carta”.

La richiesta di Copagri Salerno è dunque quella di superare una visione puramente burocratica della gestione forestale.

Per le aree interne, il bosco non è soltanto una risorsa ambientale da tutelare, ma anche un presidio produttivo, sociale e culturale. Nel caso della castanicoltura, la cura dei terreni, la manutenzione ordinaria e la presenza degli agricoltori rappresentano elementi decisivi per contrastare l’abbandono e mantenere vivi territori fragili. Da qui l’appello alla Regione Campania. Servono strumenti capaci di rendere compatibili tutela ambientale, attività agricola, manutenzione del territorio e sviluppo economico.

Una pianificazione forestale reale, secondo Copagri, non può limitarsi alla produzione di atti e autorizzazioni, ma deve sostenere concretamente chi vive e lavora nelle aree interne. Il confronto avviato a Salerno diventa quindi un passaggio cruciale. Il futuro dei Piani di Gestione Forestale dipenderà dalla capacità di trasformare il nuovo bando in uno strumento utile per imprese, comunità locali e ambiente. Per Copagri, la direzione è chiara: meno burocrazia inutile, più pianificazione concreta e un presidio stabile della Regione per accompagnare le aziende e rafforzare le filiere tradizionali.

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