Dalla Sicilia parte la sfida dell’innovazione sostenibile per la serricoltura del Mediterraneo. Sei Paesi uniti nel progetto europeo PROTECHMED per costruire un nuovo modello agricolo fondato su tecnologia, sostenibilità e cooperazione internazionale. Debuttano gli smart glasses AGROVISION, i visori intelligenti che permettono di gestire le serre da remoto e rivoluzionano il lavoro degli agricoltori.
L’agricoltura del futuro è già realtà e parla il linguaggio dell’innovazione, della sostenibilità e della cooperazione internazionale. A dimostrarlo è stato il Sicily Camp PROTECHMED, la tre giorni che ha trasformato Ragusa nel centro nevralgico del confronto mediterraneo sulle nuove tecnologie applicate alla serricoltura, riunendo istituzioni, università, centri di ricerca, imprese e stakeholder provenienti da sei Paesi affacciati sul Mare Nostrum. Italia, Grecia, Tunisia, Turchia, Libano e Malta hanno condiviso esperienze, competenze e strategie per affrontare insieme le grandi sfide che attendono il settore agricolo: cambiamenti climatici, scarsità delle risorse idriche, sostenibilità ambientale, competitività delle imprese e trasformazione digitale delle produzioni.
L’iniziativa, promossa nell’ambito del progetto europeo PROTECHMED – “Promoting Innovative Solutions for the Technological Transition of the Mediterranean Horticultural Sector” – rappresenta uno dei più importanti laboratori internazionali dedicati alla transizione ecologica e tecnologica dell’orticoltura mediterranea. La manifestazione si è conclusa presso l’Aula Magna del Consorzio Universitario di Ragusa Ibla con il workshop internazionale “Co-design of Technological Solutions for Sustainable Horticulture in the Mediterranean Region”, coordinato da Svi.Med. ETS in collaborazione con l’Università di Catania attraverso il Corso di Laurea in Management delle Imprese per l’Economia Sostenibile e i Dipartimenti DEI e Di3A. Ad aprire i lavori è stato il professor Pierluigi Catalfo, presidente del Corso di Laurea MIES dell’Università di Catania, che ha evidenziato come l’innovazione tecnologica rappresenti oggi uno strumento fondamentale non solo per aumentare la produttività agricola, ma anche per favorire nuove forme di cooperazione e dialogo tra i popoli del Mediterraneo.
L’intero Sicily Camp si è sviluppato come un grande laboratorio a cielo aperto nel cuore del distretto orticolo della Sicilia sud-orientale, uno dei più avanzati e produttivi d’Europa. Durante le prime due giornate i partecipanti hanno avuto l’opportunità di visitare alcune delle realtà agricole più innovative del territorio ragusano, osservando direttamente le tecnologie che stanno cambiando il volto dell’agricoltura contemporanea. Dalla serra aeroponica del progetto INTESA presso Moncada OP di Ispica alle soluzioni basate su sensori intelligenti e Internet of Things adottate dall’azienda Causarano di Donnalucata, passando per le coltivazioni idroponiche di Isolagrande a Vittoria, le serre agrivoltaiche di Serra Archimede REGRAN a Punta Braccetto e le produzioni biologiche dell’azienda Alba Bio, il percorso ha consentito ai partecipanti di confrontarsi con modelli produttivi che rappresentano già oggi il futuro dell’agricoltura mediterranea.
Tra i momenti più significativi dell’intera manifestazione spicca il debutto ufficiale di AGROVISION, il sistema di smart glasses sviluppato nell’ambito del progetto e presentato da SVI.MED. ETS. Si tratta di una delle innovazioni più avanzate nel campo della gestione delle colture protette. Gli AGROVISION Smart Glasses permettono infatti agli operatori agricoli di monitorare in tempo reale tutte le principali informazioni relative alle condizioni ambientali e agronomiche della serra. Attraverso sensori e centraline intelligenti installati all’interno delle strutture produttive vengono raccolti dati su temperatura, umidità, irrigazione, qualità dell’aria e stato delle colture, successivamente elaborati da una piattaforma digitale che li rende immediatamente disponibili attraverso gli occhiali intelligenti indossati dagli operatori. La vera rivoluzione consiste nella possibilità di ricevere assistenza tecnica a distanza. Un agronomo o uno specialista può infatti collegarsi da remoto, osservare in tempo reale ciò che vede l’operatore e fornire indicazioni immediate senza la necessità di essere fisicamente presente in azienda.
Una tecnologia che apre scenari completamente nuovi nella gestione delle produzioni agricole, migliorando efficienza, rapidità decisionale e sostenibilità. «Si tratta di un progetto unico nel suo genere – ha spiegato Giovanni Iacono, presidente di SVI.MED. ETS – capace di rivoluzionare la gestione delle colture grazie a strumenti che consentono il monitoraggio costante delle serre, la diagnosi precoce delle problematiche fitosanitarie e il supporto tecnico in tempo reale. Inoltre, il sistema permette il collegamento simultaneo di più esperti e integra funzioni di traduzione automatica che eliminano le barriere linguistiche tra i partner internazionali».
Particolarmente innovativa risulta anche la capacità del sistema di generare automaticamente report digitali completi di immagini, annotazioni e dati tecnici, creando una documentazione dettagliata di tutte le attività svolte e garantendo una tracciabilità completa delle operazioni. L’ultima giornata del Sicily Camp è stata dedicata alla progettazione condivisa delle future azioni pilota. Attraverso la metodologia dei Living Lab, i partecipanti sono stati suddivisi in gruppi di lavoro tematici chiamati a elaborare proposte operative per accelerare la transizione ecologica e digitale della serricoltura mediterranea. I tavoli di lavoro hanno affrontato temi strategici come la digitalizzazione delle colture protette, l’utilizzo dei sistemi fuori suolo, l’assistenza remota tramite realtà aumentata, la diffusione dei sensori intelligenti, le innovazioni nella vertical farming, la gestione intelligente delle risorse idriche attraverso piattaforme IoT e sistemi di supporto alle decisioni, il rafforzamento delle pratiche biologiche e l’ottimizzazione della nutrizione delle colture. L’obiettivo è costruire modelli replicabili e adattabili alle diverse realtà territoriali del Mediterraneo, garantendo una crescita sostenibile del comparto orticolo e una maggiore resilienza rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici.
Particolarmente apprezzati dai partecipanti sono stati gli incontri bilaterali B2B, che hanno consentito di trasformare le conoscenze teoriche in soluzioni concrete immediatamente applicabili nelle aziende agricole dei rispettivi Paesi. L’assessora del Comune di Ragusa, Catia Pasta, ha sottolineato il valore strategico dell’iniziativa per il territorio e per il sistema della ricerca, evidenziando come il confronto internazionale favorisca la diffusione di modelli innovativi e strumenti avanzati per il monitoraggio e la gestione degli ambienti produttivi. Il professor Pierluigi Catalfo ha invece richiamato l’attenzione sul ruolo sempre più centrale dell’innovazione tecnologica come strumento di cooperazione internazionale.
«Le contaminazioni tecnologiche – ha affermato – rappresentano oggi un percorso concreto per costruire una collaborazione stabile tra i Paesi. L’agricoltura innovativa diventa così non solo una sfida produttiva ma anche culturale e manageriale. Questo progetto costituisce un banco di prova fondamentale per il futuro delle colture protette del Mediterraneo e dimostra come tecnologia, ricerca e cooperazione possano generare valore condiviso». Un concetto ribadito anche dal presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Ragusa, Giuseppe Iacono, che ha evidenziato come il monitoraggio intelligente degli ambienti di coltivazione consenta una significativa riduzione degli input produttivi e un utilizzo più efficiente delle risorse naturali, in particolare dell’acqua, sempre più preziosa nelle aree mediterranee.
Il Sicily Camp PROTECHMED lascia dunque in eredità molto più di una semplice esperienza formativa. Ha costruito una rete internazionale permanente che continuerà a lavorare attraverso strumenti di collaborazione digitale, mettendo in connessione università, imprese, professionisti, istituzioni e società civile. Un modello di innovazione aperta che guarda al futuro dell’agricoltura mediterranea e che trova proprio nella Sicilia uno dei suoi laboratori più avanzati. Perché la sfida della sostenibilità passa sempre più dalla capacità di coniugare tecnologia, conoscenza e cooperazione, trasformando le serre del Mediterraneo in ecosistemi intelligenti, efficienti e rispettosi dell’ambiente.







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