Le V Giornate Culturali Corticellesi riuniscono medici e ricercatori su alimentazione, salute del fegato, microbiota e benessere psicologico. Al centro, la necessità di affrontare insieme i fattori di rischio e costruire cambiamenti sostenibili nella vita quotidiana.
Pressione alta, alterazioni della glicemia, accumulo di grasso addominale e squilibri nei lipidi del sangue: condizioni che, quando si presentano insieme, richiedono uno sguardo clinico complessivo. Alla sindrome metabolica sono state dedicate le V Giornate Culturali Corticellesi in Asti, con un confronto tra specialisti sulle sue implicazioni e sulle possibilità di prevenzione. L’incontro è stato organizzato da Bartolomeo Marino, chirurgo e già professore di Anatomia umana e Fisiologia all’Università di Torino, dal gastroenterologo Gianni Miroglio, docente di Ipnosi all’Istituto Franco Granone, e da Claudio Lucia, presidente dell’Ordine dei Medici di Asti, con il supporto non condizionato di Pharmaguida.
La prospettiva scelta ha messo in relazione metabolismo, nutrizione, funzione epatica, salute ossea e dimensione psicologica, affrontando una condizione che non può essere ricondotta soltanto al peso corporeo. La sindrome metabolica identifica infatti un insieme di fattori che aumentano il rischio cardiovascolare e di diabete di tipo 2. Secondo i criteri comunemente utilizzati, la diagnosi richiede la presenza di almeno tre elementi tra obesità addominale, trigliceridi elevati, bassi livelli di colesterolo HDL, pressione arteriosa elevata e glicemia a digiuno aumentata. La valutazione considera anche gli eventuali trattamenti già in corso. La definizione di “malattia del benessere”, spesso impiegata per descriverla, ne richiama il rapporto con sedentarietà e abitudini alimentari, ma non esaurisce la complessità delle condizioni individuali e dei contesti nei quali si sviluppa.
Nel corso dei lavori, Guido Saracco, professore di Fondamenti chimici delle tecnologie ed ex rettore del Politecnico di Torino, ha affrontato il rapporto tra metabolismo e innovazione tecnologica, esaminando le trasformazioni che possono incidere sulla salute e le opportunità offerte dalla ricerca. Il gastroenterologo Ercole De Masi ha ampliato la riflessione alle connessioni tra salute cardiovascolare, renale e metabolica. Giancarlo Isaia, presidente dell’Accademia di Medicina di Torino e della Fondazione Osteoporosi Onlus, ha approfondito il rapporto con la salute ossea, mentre Valerio Giannelli, dell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, si è concentrato sul ruolo del fegato.
Alla prevenzione è stato dedicato l’intervento di Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS. Sul versante nutrizionale, Giorgio Calabrese, docente di Dietoterapia clinica all’Università del Piemonte Orientale, ha affrontato il tema delle scelte alimentari e della loro integrazione nella gestione del rischio metabolico. Una parte del confronto ha riguardato la possibilità di modificare le abitudini senza trasformare l’alimentazione in una successione di divieti o l’attività fisica in una punizione. La questione è rendere il cambiamento praticabile nel tempo, tenendo conto della motivazione, delle difficoltà personali e del rapporto con il cibo.
In questo ambito si sono inseriti gli interventi di Franco Fabbro, già professore all’Università di Udine, sugli aspetti psicologici ed esistenziali, e di Ennio Foppiani, vicepresidente dell’Istituto Franco Granone CIICS, sull’ipnosi in relazione a stress, motivazione e gratificazione. Temi affrontati nel quadro multidisciplinare del convegno, da distinguere dalla dimostrazione di un’efficacia diretta sui parametri metabolici. Laura Tessieri, gastroenterologa attiva presso la Casa di Cura Quisisana e la Clinica Arsbiomedica di Roma, ha approfondito il rapporto tra microbiota intestinale, obesità e infiammazione, illustrando un ambito di ricerca che contribuisce a studiare le interazioni tra alimentazione e organismo.
Il programma ha dato spazio anche a fibre vegetali, micronutrienti e formulazioni nutrizionali. Su questo terreno resta essenziale distinguere le funzioni dei singoli componenti dagli effetti clinici dimostrati di uno specifico prodotto. Per il controllo del diabete, le valutazioni del National Center for Complementary and Integrative Health evidenziano limiti e risultati non conclusivi per molti integratori, compresi quelli studiati per i possibili effetti sulla glicemia. Non possono quindi essere considerati sostituti dei trattamenti di efficacia comprovata.
Il confronto di Asti ha restituito soprattutto l’esigenza di collegare le competenze: riconoscere i fattori di rischio, valutarli nel loro insieme e accompagnare le persone in percorsi coerenti con le condizioni cliniche e la vita quotidiana. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio della Provincia e della Città di Asti, degli Ordini dei Medici di Asti e Torino, del Politecnico di Torino e della LILT.






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