Regione-Università Vanvitelli puntano su rito Macerata Campania.

ANSACOM VANVITELLI

Una festa che affonda le sue radici nell’Alto Medio-Evo, con una melodia che si perde nella notte dei tempi; e che presto potrebbe diventare patrimonio condiviso universalmente, ovvero patrimonio Unesco, grazie al progetto dell’Università della Campana Luigi Vanvitelli e ai fondi della Regione.  E’ la Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania, comune della provincia di Caserta, che si svolge ogni anno ad inizio gennaio, con oltre una settimana di feste e riti antichi – dalla sfilata dei carri con i bottari al fuoco alla benedizione degli animali – che si concludono il 17 gennaio, giorno in cui si festeggia Sant’Antonio Abate; un evento che calamita l’attenzione di tutti i cittadini di Macerata, impegnata tutto l’anno nella preparazione dei carri, ma anche i residenti dei comuni vicini, come Portico di Caserta.

Sulla Festa di Sant’Antuono, di cui si trovano le prime tracce orali nel tredicesimo secolo mentre le testimonianze scritte risalgono al 1700, “ha puntato forte l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, che ha predisposto il dossier per presentare la candidatura all’Unesco per l’inserimento nella lista dei beni immateriali” spiega Gianfranco Nicoletti, rettore in pectore dell’Università Vanvitelli (si insedierà il primo novembre prossimo); ieri c’è stato sulla piattaforma dell’Università Vanvitelli Microsoft Teams il convegno “La Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania, tra tradizione e reinterpretazione”, ultimo step di un lavoro di ricerca e analisi scientifica curato dall’Ateneo e frutto della collaborazione con il Comune di Macerata Campania e l’associazione “Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa”, ong accreditata dall’Unesco; un lavoro propedeutico alla presentazione della candidatura all’Unesco, ma che non sarebbe stato possibile se la “Regione Campania – prosegue Nicoletti – non avesse previsto un bando, nell’estate 2018, per progetti di ricerca finalizzati a salvaguardare e valorizzare gli elementi caratterizzanti il patrimonio immateriale della Regione, e sostenerne la candidatura presso l’Unesco. Creammo un gruppo di lavoro, affidando il Coordinamento Scientifico alla professoressa Claudia Santi, docente di Storia delle religioni e antropologa, e il nostro progetto sulla Festa di Sant’Antuono è stato ammesso, ricevendo un finanziamento di 160mila euro. Grazie all’impegno del gruppo di ricerca formato dai professori Giulio Sodano, Riccardo Lattuada e Almerinda Di Benedetto per l’ambito storico e storico-artistico, del professor Domenico Proietti per quello linguistico e del professor Daniele Solvi per l’ambito letterario-agiografico, sono state così realizzate tutte le attività programmate per la presentazione della candidatura, dalla catalogazione presso l’archivio Paci del Mibact, alla realizzazione di un volume, di un video, di un documentario e di una mostra permanente, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza Covid”.

In particolare è stato realizzato un volume in cui vengono analizzati tutti gli aspetti rituali della Festa in una prospettiva non solo di documentazione contemporanea ma anche storica, un dossier fotografico, un video di dieci minuti in cui vengono fatti parlare i protagonisti con i sottotitoli (questo video dovrà accompagnare la candidatura Unesco), un documentario più esteso di circa un’ora, e ieri appunto il convegno di presentazione dei risultati. “La Festa di Sant’Antuono – dice Nicoletti – è una manifestazione ricca di storia. Attività culturali come questa vanno sempre più valorizzate, il territorio va promosso; una delle funzioni dell’Università, grazie soprattutto alla sua capacità di studio e ricerca, è proprio di promuovere le tradizioni culturali che possono portare visibilità e turismo, e soprattutto salvaguardare quello spirito identitario che oggi è fondamentale. La mia idea è di radicare sempre più l’università casertana a Caserta, mettere in essere azioni visibile, tangibili e fruibili affinché ogni casertano abbia la giusta consapevolezza delle bellezze e della potenzialità che offre il territorio”.

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