Tra le arcate della Cavea comunale di Venticano, sabato 23 agosto il MAPUFF – Mario Puzo Film Festival / Corto e a Capo trasformerà l’antico teatro in un laboratorio sonoro, ospitando la Live Dub Session di Deadbeat & Tikiman che intreccia le radici spirituali del reggae con le pulsazioni sperimentali della dub-techno. Un evento gratuito che incarna la missione del festival di animare luoghi marginali con cinema e musica, restituendo centralità culturale a borghi e comunità tra Irpinia e Sannio, dove ogni riverbero diventa strumento di resistenza e rinascita.

Sabato 23 agosto, alle 22.30, la Cavea comunale di Venticano (AV) diventerà il luogo dove le vibrazioni ancestrali del reggae si fonderanno con l’elettronica più sperimentale, quando Deadbeat & Tikiman saliranno sul palco per una Live Dub Session unica nel suo genere. Questo appuntamento è il culmine di un percorso iniziato il 19 agosto con l’undicesima edizione del MAPUFF – Mario Puzo Film Festival /Corto e a Capo, evento itinerante che anima borghi, piazze e comunità lungo il confine tra Irpinia e Sannio, portando il cinema nei territori meno serviti e restituendo centralità culturale a quei paesi «dove il cinema non esiste».

Al centro di questa serata ci sono due figure simbolo della scena dub-techno internazionale. Paul St. Hilaire, in arte Tikiman, è arrivato dalla Dominica a Berlino nei primi anni Novanta portando con sé un’impronta vocale inconfondibile: la sua voce profonda, intrisa di spiritualità e di militanza, è stata protagonista dei progetti Burial Mix e Rhythm & Sound con Moritz von Oswald e Mark Ernestus, e ha contaminato le tracce di artisti come The Bug e Modeselektor. Al suo fianco Scott Monteith, alias Deadbeat, ha costruito un repertorio sonoro capace di saldare dub, ambient e techno in paesaggi carichi di tensione politica e atmosfera meditativa.

Il duo non si incontra per caso: la loro avventura collaborativa nasce a Montréal, durante il festival Mutek, dove dalla condivisione di idee e passioni scaturisce il disco di debutto The Infinity Dub Sessions (2014). È un album che già allora rivela l’alchimia perfetta tra gli «infinite dubs» di Monteith, costruiti con echi profondi e riverberi lunghi, e la forza interpretativa di St. Hilaire, capace di infondere a ogni sillaba una carica emotiva fuori dal comune. Sei anni dopo, Four Quarters of Love and Modern Lash (2020) affronta le inquietudini del nostro tempo: quattro tracce-lunghe, come capitoli di un romanzo sonoro, in cui le produzione di Deadbeat dialogano con i testi taglienti e vibranti del tikiman, svelando un futuro incerto ma non privo di speranza.

Portare questo sodalizio sulla Cavea di Venticano significa unire due mondi in un contesto che ne esalta l’intensità. Tra le pareti di tufo e le gradinate affacciate sui colli irpini, ogni rimbombo di basse frequenze acquisisce un’eco monumentale, ogni riverbero si trasforma in carezza vibrante. L’ingresso è libero e la scelta di un luogo all’aperto risponde alla vision del MAPUFF: creare un ponte tra arte e paesaggio, mescolare visioni e suoni dentro uno spazio che è insieme archeologico e comunitario.

Il festival, diretto da Giuseppe Mezzojuso,   continua a confermarsi laboratorio di idee e contaminazioni, mettendo in dialogo proiezioni di corti, workshop, incontri con autori e momenti performativi. L’appuntamento con Deadbeat & Tikiman è solo uno dei tasselli che intrecciano cinema e musica, immagine e ascolto, raccontando un Sud che rinasce grazie alla creatività e all’intraprendenza di chi lo abita. Tra i borghi di Ponteromito, Buonalbergo e Mirabella Eclano, ogni sera il pubblico incontra storie diverse e si confronta con linguaggi artistici inaspettati.

Guardando al futuro, il MAPUFF traccia nuove rotte culturali: l’edizione 2025 conferma l’intenzione di coltivare la periferia non come luogo di marginalità, ma come laboratorio vivo in cui il patrimonio materiale e immateriale diventa motore di rinascita. E mentre le casse tremano al ritmo del dub, è l’intera comunità a ritrovare un proprio orgoglio, a riconoscersi protagonista di un racconto più grande di sé.

All’alba di lunedì 24 agosto, quando l’ultima proiezione si spegnerà e le luci si riaccenderanno sulle vie di Venticano, resterà la memoria di una notte in cui musica e territorio si sono abbracciati. Un’esperienza capace di scuotere coscienze, accendere il desiderio di partecipazione e tracciare la strada per le future edizioni di un festival che, anno dopo anno, scrive un capitolo inedito nella storia culturale del Mezzogiorno.

 

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