Alla Mostra del Cinema di Venezia, Spaggiari ha premiato cinque progetti scolastici nell’ambito dei ClasseViva EXTRA Awards 2026. Dalle esperienze presentate emerge una tendenza sempre più chiara: l’audiovisivo non è più soltanto attività extracurricolare, ma in alcuni istituti entra stabilmente nei percorsi didattici.

Il cinema come strumento educativo, linguaggio da comprendere e mezzo attraverso cui gli studenti possono imparare a raccontare il mondo. È il filo conduttore emerso a Venezia durante l’evento “Media Education: il potere trasformativo del cinema breve”, promosso da Spaggiari attraverso ClasseViva EXTRA in collaborazione con WeShort. L’incontro ha riunito scuole, istituzioni e professionisti dell’audiovisivo, mettendo al centro esperienze concrete sviluppate negli istituti italiani. Il dato più interessante riguarda il passaggio dalla sperimentazione alla didattica curricolare: alcune scuole hanno già inserito i linguaggi audiovisivi nei propri percorsi formativi, dalla primaria alla secondaria di primo grado, integrandoli con le discipline tradizionali. La media education viene così interpretata come una nuova forma di alfabetizzazione. Non basta più saper leggere un testo: occorre saper leggere immagini, video, messaggi digitali e contenuti che circolano sulle piattaforme, ma anche imparare a produrli in modo consapevole.

A sottolineare il ruolo delle istituzioni è stato Bruno Zambardino, della Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura e referente del Piano CIPS – Cinema e Immagini per la Scuola. Nel suo intervento ha ricordato che da sette anni Ministero della Cultura e Ministero dell’Istruzione e del Merito investono circa 20 milioni di euro l’anno nei progetti di educazione all’immagine, raggiungendo quasi due milioni di studenti in tutta Italia. Il nodo, ora, è far uscire le buone pratiche dai confini dei singoli istituti. È il punto evidenziato da Nicola de Cesare, CEO di Spaggiari, secondo cui molte esperienze di qualità restano ancora legate alla passione e all’iniziativa del singolo docente o dirigente scolastico. Da qui l’obiettivo di ClasseViva EXTRA: mettere in rete progetti, competenze e professionalità per trasformare l’audiovisivo in uno strumento educativo strutturato e accessibile a un numero sempre maggiore di scuole. A dare concretezza a questo percorso sono stati i ClasseViva EXTRA Awards 2026, assegnati a cinque progetti selezionati tra oltre quaranta film candidati. Sono stati premiati l’Istituto Ettore Majorana di Bari con Non passare su di me, l’Istituto Comprensivo 3 di Modena con Custodi della memoria, l’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII-Bosco di Ostuni con Tema, il Liceo Scientifico Lussana di Bergamo con Non sono solo parole e l’Istituto Comprensivo Sant’Agostino di Civitanova Marche con Il posto più bello.

I lavori hanno mostrato come il cinema possa entrare direttamente nel processo di apprendimento, coinvolgendo gli studenti nella scrittura, nelle riprese, nella recitazione e nel montaggio. Un modo diverso di fare scuola che sviluppa collaborazione, capacità espressive, organizzazione del lavoro e competenze trasversali. Durante l’evento è stato presentato anche “Prove tecniche di empatia”, cortometraggio sul bullismo diretto da Jacopo Cullin e interpretato da giovani studenti sardi senza precedenti esperienze attoriali. Il progetto nasce da un percorso educativo costruito direttamente con gli adolescenti e mette al centro l’empatia come strumento di contrasto al bullismo. Anche il corto è stato premiato nell’ambito dei ClasseViva EXTRA Awards. La riflessione si è poi allargata alle competenze del futuro con la tavola rotonda che ha coinvolto Alex Loprieno, founder di WeShort, Angela Mencarelli, CEO de La Fabbrica Società Benefit di Spaggiari, Nunzio Lella, presidente di AIEF, e Alessandro Inchingolo, presidente di EQIA.

Dal confronto è emerso il valore del cortometraggio come formato vicino ai linguaggi delle nuove generazioni e, più in generale, il ruolo dell’educazione all’immagine nello sviluppo del pensiero critico. Una competenza sempre più importante in un contesto segnato dalla crescita dell’intelligenza artificiale, dalla diffusione di contenuti sintetici e dalla necessità di distinguere ciò che è credibile da ciò che non lo è. La media education si conferma così non come materia accessoria, ma come una delle possibili risposte della scuola alla trasformazione dei linguaggi contemporanei. Imparare a comprendere e produrre immagini significa oggi imparare a orientarsi nel mondo digitale, a riconoscere manipolazioni e stereotipi, a costruire messaggi consapevoli. Ed è proprio questa la sfida indicata dall’esperienza presentata a Venezia: trasformare progetti ancora spesso isolati in un patrimonio condiviso, capace di entrare stabilmente nella scuola italiana.

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