Dopo lo stop regionale alla Grande Adduzione, cresce la mobilitazione contro la gestione mista: “Privatizzazione fallimentare basata su dati errati e a rischio rincari per i cittadini”.

Nuova presa di posizione del Comitato Sannita Acqua Bene Comune contro il processo di privatizzazione del servizio idrico nel territorio sannita. Al centro della denuncia, la richiesta di fermare immediatamente il percorso che porta alla costituzione della società mista Sannio Acque srl, ritenuto fondato su presupposti tecnici fragili e su dati economici non veritieri. Secondo il Comitato, quello presentato come un processo di efficientamento si sta rivelando “un’operazione costruita su basi deboli, più volte censurate dalla Corte dei Conti”, e in contrasto con la volontà popolare espressa nel referendum del 2011 sull’acqua pubblica.

A rafforzare la posizione dei promotori della mobilitazione è arrivata la recente decisione della Regione Campania di annullare la gara per la gestione della Grande Adduzione Primaria. Una scelta che, secondo il Comitato, rappresenta “una vittoria della mobilitazione popolare” e un segnale chiaro sull’inefficacia del modello basato sui grandi affidamenti ai privati. “Se la Regione ha fatto un passo indietro riconoscendo la necessità di una gestione pubblica al 100%, non esiste alcuna ragione logica o giuridica per proseguire con la gara per il socio privato di Sannio Acque srl”, si legge nella nota. Il Comitato, insieme al Coordinamento Campano per l’Acqua Pubblica, avanza richieste precise: l’annullamento immediato della gara per il socio privato da parte della Regione, una nuova determinazione dell’Eic Sannio per una gestione interamente pubblica e l’invito ai Comuni della provincia di Benevento a non procedere con deliberazioni che possano portare alla cessione del servizio.

Nel mirino anche il Piano Economico Finanziario del novembre 2023, considerato il perno su cui si regge l’intera operazione. Secondo il Comitato, il documento conterrebbe errori rilevanti nei dati di base, in particolare nella stima degli utenti serviti. Il costo di gestione sarebbe stato infatti calcolato sull’intera popolazione provinciale, pari a circa 276 mila abitanti, anziché sui circa 118 mila utenti effettivamente serviti da Gesesa. Una differenza che, sempre secondo i promotori della denuncia, altera in modo significativo i risultati economici: “Il costo indicato di circa 50 euro per abitante non è reale: quello corretto supera i 116 euro”, con il rischio concreto di aumenti tariffari per i cittadini. Da qui l’interrogativo rivolto alle istituzioni: “Su quali dati sono stati autorizzati gli aumenti tariffari già deliberati?”. Il Comitato richiama anche un’interrogazione presentata nell’ottobre 2025 al Comune di Benevento e mai discussa, sollevando dubbi sulla trasparenza del processo.

“La costruzione di Sannio Acque srl poggia su fondamenta d’argilla – affermano – e il PEF rischia di tradursi in un documento pericoloso per le tasche dei cittadini, con rincari immediati per coprire i deficit di gestione”. Nel documento si evidenzia inoltre il timore che, attraverso i patti parasociali, il controllo della società possa di fatto passare ai privati, nonostante una formale maggioranza pubblica. Il Comitato lancia infine un appello a sindaci e consiglieri comunali affinché siano pienamente informati sulle implicazioni dell’operazione e invita a difendere il carattere pubblico del servizio idrico: “Non permettiamo che il Sannio diventi terreno di conquista per multinazionali. L’acqua deve uscire dal mercato e tornare nelle mani dei cittadini”.

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