Un singolo tagliente e notturno tra R&B e Afrobeat. La cantautrice olbiese smonta il mito dell’artista maledetto e mette a nudo la fragilità di chi si nasconde dietro un ruolo.

Un musicista senza musica, una chitarra muta tra le mani, valigie svuotate su un letto che non è mai casa. È da questo fermo immagine che prende forma “Bluesman” (Daylite/ADA Music Italy), il nuovo singolo della cantautrice olbiese Iside, un brano che utilizza il blues non come genere, ma come travestimento identitario.

“Bluesman” è un diario livido, un racconto che affonda nella deriva esistenziale di una figura contemporanea e spaesata. Il protagonista non è un archetipo romantico né un’icona vintage: è un uomo che accumula città, corpi, alibi. Racconta la propria vita a un tassista “sperando capisca”, confonde sesso e intimità, svuota bagagli in stanze anonime, stringe il vuoto di un presente che ha sostituito l’urgenza creativa con l’abitudine. Ha “le mani di un bluesman”, ma non suona più nulla che lo riguardi davvero. Nel testo si consuma una relazione osservata con lucidità chirurgica: due persone che si sfiorano senza incontrarsi, mattini che iniziano all’alba tra note jazz e finiscono senza identità. “Nemmeno i tuoi ormai sanno chi sei”, canta Iside, allargando il perimetro dalla crisi sentimentale a una perdita più profonda: quella della forma, della direzione, della verità di sé. Il blues diventa così una maschera, un personaggio cucito addosso per evitare lo specchio.

Musicalmente il brano si muove su una linea di confine tra R&B e Afrobeat, con un respiro radiofonico che non rinuncia alla densità narrativa. La produzione di Kidd Reo costruisce un ambiente sonoro caldo e notturno, quasi sospeso, in cui il silenzio dopo la mezzanotte diventa materia viva. Non c’è ricerca del climax facile: i ritmi spezzati e le atmosfere eteree sostengono una scrittura che preferisce incidere piuttosto che sedurre. Dopo l’immaginario onirico di “Luna Calamita” e la tensione fisica e sociale di “Collana di Perle”, Iside sposta ora l’obiettivo sull’altro, su quella figura maschile fragile e contraddittoria che utilizza il mito dell’artista maledetto come scudo. “Ma tu sei un bluesman”, ripete nel brano, trasformando l’etichetta in diagnosi e congedo insieme. Non è un’accusa, ma la presa d’atto di un ruolo diventato prigione, di un naufragio stilistico trasformato in mestiere.

«Questa canzone nasce dall’osservazione di chi si rifugia in un personaggio per non affrontare la propria realtà», racconta Iside. «Il Bluesman non è solo chi suona, è chiunque porti addosso il peso di quello che ha perso senza riuscire a dargli un nome. È il momento in cui ti accorgi che nemmeno chi ti sta accanto sa più chi sei davvero». Il percorso della cantautrice, cresciuta artisticamente tra i silenzi e gli spazi larghi della Sardegna, continua così a evitare la superficie. Se la sua terra ha nutrito un’estetica fatta di pause e profondità, in “Bluesman” Iside dimostra di saper abitare anche l’asfissia metropolitana, trasferendo quell’isolamento ancestrale nelle dinamiche frenetiche delle nuove città creative. Non è solo un cambio di ambientazione, ma uno spostamento di prospettiva: l’artista non si limita più a specchiarsi nella propria generazione, la mette a fuoco, ne illumina le crepe dietro la ricerca ossessiva di validazione.

La collaborazione con Kidd Reo consolida un’idea di “pop da camera” intimo e teatrale, in cui le influenze globali vengono piegate a un’esigenza narrativa personale. È una musica che chiede attenzione, che rifiuta la velocità del consumo immediato e si offre come spazio di ascolto. Ogni release diventa un rifugio dalla dittatura dell’istante. Con “Bluesman”, Iside conferma una statura autoriale sempre più definita. Non cerca un posto nel mercato, ma una voce che non si lasci comprimere. Il brano parla a chi ha smesso di recitare una parte, a chi preferisce l’ombra sincera di un angolo buio alla finzione di un palcoscenico illuminato. È la chiusura di un cerchio tra immagine pubblica e urgenza interiore, e l’inizio di un nuovo capitolo per un’artista che ha imparato a fare del silenzio il suono più potente.

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